Il grano bianco dei sepolcri
Dal grano alla vita eterna
Fino
a diecimila anni fa circa, l’umanità si nutriva solo di frutti spontanei e di caccia.
La caccia era difficile e la raccolta di frutti aleatoria, e perciò le tribù
dovevano spostarsi continuamente alla ricerca di cibo. Poi, il riso in Oriente
e il grano in Occidente cambiarono la vita. Il grano si poteva mangiare già
tenero sulla spiga o abbrustolito. Quando seccava, si conservava e si macinava
con una pietra: farina, acqua e fuoco, e diventava pane in qualunque momento.
Secondo
gli Egizi solo un Dio poteva dare un cibo così buono e nutriente: Osiride, il
Dio del sole. Osiride era morto soffocato in una bara, chiuso a tradimento dal
geloso fratello Seth, ma la moglie-sorella Dea Iside la cercò, aprì la cassa e
vide delle piantine di grano, bianche per la mancanza di luce, che uscivano dal
suo corpo. Seth allora fece a pezzi il corpo di Osiride e lo disperse per tutto
l’Egitto. Iside li ritrovò, li rimise assieme e fece risorgere Osiride a vita
eterna. Anche gli Egizi potevano risorgere dalla morte e perciò, nelle feste
dedicate a Osiride, piantavano chicchi di grano in statuine di fango a forma
del Dio, che poi riponevano in un posto buio, il sepolcro Osiride. Poi, con le piantine spuntate e trapiantate,
gli Egizi ottenevano del grano col quale si faceva il pane, corpo del Dio, che
si mangiava per risorgere.
A
questo aggiungevano la bevanda ottenuta dal vino, che era il sangue del Dio
Osiride: in Egitto si possono ancora vedere resti dei giardini di Osiride
accanto ai templi dedicati al Dio, dove si coltivava la vite in onore del Dio, mentre
alcune tombe sono dipinte con molti grappoli di uva pendente, simbolo di
immortalità. Anche la vite, come il grano, era ritenuta un grande dono di Osiride.
Gli Egizi avevano già elaborato l’idea che l’anima non moriva ed era destinata
a riunirsi al proprio corpo, come già era successo con Osiride.
Da
quell'uso deriva la riposizione nel sepolcro del corpo di Cristo presente nell’ostia
consacrata, adornato di grano bianco, ancora praticata soprattutto nel Sud Italia
ogni Giovedì Santo. Gli Egizi avevano costatato che il grano sotterrato moriva
e rispuntava, mentre il corpo di un morto sotterrato non risorgeva, marciva.
Allora inventarono la mummificazione per preservare il corpo destinato a
riunirsi all’anima. Per questo motivo le tombe dei faraoni erano fornite anche
di provviste alimentari. Difatti, per gli Egizi dopo la morte c’era un’altra
vita che si svolgeva in un mondo dove Osiride regnava sui morti. Gesù, vissuto
in Egitto fuggendo da Erode, venne a contato con due culture diverse da quella
ebraica: quella egizia e quella pitagorica, appresa dai Terapeuti, una comunità
ebraica che viveva attorno ad Alessandria.
Probabilmente
vedendo, o avendo sentito parlarne in seguito, dei rituali del grano di Osiride
e della mummificazione, Gesù comprese il bisogno di vincere la morte e lo
risolse così: il pane è il suo corpo e il vino è il suo sangue. Chi mangia la
sua carne e beve il suo sangue avrà la vita eterna. Gesù aggiunse però un
elemento di novità rispetto al rito di Osiride: non aspettò la crescita del
grano, ma trasformò il pane sulla tavola nel suo corpo e il vino nel suo
sangue. E aggiunse un secondo elemento di novità nella cena pitagorico-essena:
la resurrezione. Difatti, egli dà il pane e il vino come pegno di vita eterna,
mentre nel sissizio italico-pitagorico pane e vino erano solo simbolo di
amicizia e fraternità.
E
il disco solare di Osiride, che fine ha fatto? Sembra scomparso ed è, invece,
sotto gli occhi di tutti: è diventato l’ostia della messa, che si leva bianca e
rotonda come il sole, adorato al suo sorgere dai Pitagorici di Crotone. La
storia dimostra che attorno al grano si sono sviluppati valori di convivialità,
amicizia e superamento della morte. Quei valori sono tuttora rappresentati in
Calabria col Sissizio, il Grano Bianco del sepolcro del Giovedì Santo - nel
Crotonese chiamato lavoricchio -,
l’Ostia bianca e rotonda dell'eucaristia di derivazione pitagorica, i mostaccioli
di Soriano (VV), fatti con farina e miele a forma di animali, e il Bue di Pane
Pitagorico, che abbiamo ripreso nei Sissizi come simbolo della fine di ogni
uccisione. Questi simboli richiamano costantemente verso una vita libera dalle
angosce generate dalla violenza e dalla paura della morte.
Salvatore
Mongiardo
3
aprile 2026
GRANO BIANCO DEI SEPOLCRI
FOTO A. GROTTERIA - CROTONE