LA PACE DI SAN FRANCESCO
La
sera del Venerdì Santo 2026, al termine della Via Crucis Papa Leone ha recitato
quella benedizione di San Francesco che augura la pace, e mi è venuto in mente
l’episodio di pace fatta tra il Sultano d’Egitto e l’Imperatore Federico II.
Una pace reale, avvenuta, secondo me, per opera di San Francesco, santo
italianissimo al pari di San Francesco di Paola, i quali, con un amore
incontenibile verso tutte le creature, hanno unito noi Italiani nel profondo
del nostro sentire.
Ed ecco i fatti che stanno alla base della mia affermazione.
L'incontro tra San Francesco d'Assisi e il Sultano d’Egitto Malik al-Kāmil, nipote del Saladino, avvenne nel 1219 a Damietta durante la Quinta Crociata. Francesco si imbarcò da Ancona con alcuni compagni, tra cui frate Illuminato, per raggiungere il campo crociato che assediava Damietta. Nonostante i rischi e i pareri contrari del cardinale Pelagio, Francesco e Illuminato attraversarono disarmati le linee nemiche, ma furono catturati e picchiati dai soldati saraceni, che li scambiarono per disertori o spie.
Quando però Francesco gridò: "Sultan! Sultan!", fu condotto alla presenza di al-Kāmil, che lo accolse con cortesia. Francesco cercò, credo tramite interpreti, di annunciare il Vangelo e di convincere il Sultano a porre fine alla guerra. Al-Kāmil, uomo colto e aperto, accettò di discutere di fede per diversi giorni e offrì poi a Francesco preziosi regali e denaro che il santo rifiutò, accettando solo il cibo necessario per il viaggio. Il Sultano congedò Francesco con onore, fornendogli un salvacondotto che gli permise di visitare i Luoghi Santi.
Quell’episodio fu visto giustamente come un esempio di tolleranza religiosa e un invito alla fraternità universale, ma, secondo me, è una lettura parziale dell’episodio, perché quell’incontro ebbe un risultato clamoroso finora non messo in evidenza: la cessione della Terra Santa da parte del Sultano al-Kamil all’Imperatore Federico II.
Quella avvenne il 18 febbraio 1229 col Trattato di Giaffa durante la Sesta Crociata, ed è rimasto celebre per essere stato un caso unico di riconquista di Gerusalemme per via diplomatica, cioè senza spargimento di sangue. Federico II parlava l'arabo e nutriva una profonda ammirazione per la cultura islamica, il che favorì un clima di reciproco rispetto e scambi tra i due sovrani su scienza, filosofia e matematica. Federico II fece il suo ingresso trionfale nella Città Santa il 17 marzo 1229 e il giorno successivo si pose da solo la corona di Re di Gerusalemme nella Chiesa del Santo Sepolcro, un episodio che forse nel 1804 ispirò Napoleone, il quale si autoincoronò Imperatore nella Cattedrale di Notre-Dame a Parigi, togliendo la corona dalle mani di Papa Pio VII.
San Francesco morì nel 1226, tre
anni prima della cessione di Gerusalemme, e io penso che quella cessione sia
stata anche un riconoscimento del Sultano a quel poverello che gli aveva parlato
con tanto fervore. Ciò mi porta a concludere che il dialogo vero esige sincerità
di intenti e ricerca di esaudire la controparte, il che spiega perché gli
incontri attuali tra Israele e Palestinesi, come quelli tra Russia e Ucraina,
non arrivano a nulla, perché durante gli incontri le parti cercano di capire
cosa hanno in mente gli avversari per poterli battere e vincere.
Buona Pasqua a Voi tutti.
Salvatore
Mongiardo, 5 aprile 2026
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