venerdì 29 ottobre 2021

VERSIONE CORRETTA DEL PADRE NOSTRO

Versione corretta del Padre Nostro

              Il pane quotidiano che Gesù chiede al Padre mi è sembrato recentemente una ripetizione in quanto egli chiedeva oggi il pane quotidiano. Ho guardato il testo originario greco del vangelo di Matteo e la parola quotidiano non esiste: al suo posto c’è il termine epìousion, che deriva da epì, sopra, e ousìa, sostanza. Gesù insegnava dunque a chiedere un pane soprassostanziale. Ho guardato poi la Vulgata, la traduzione di San Gerolamo, vir trilinguis che conosceva latino, greco ed ebraico, e con mia sorpresa ho visto che egli tradusse arton epiousion in panem supersustantialem. Cosa sia questo pane soprassostanziale ce lo spiega Gesù stesso nel vangelo di Giovanni (6, 26-41) dopo l’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci. Ai discepoli difatti insegnava:  

Avete mangiato dei pani e siete stati saziati… Adoperatevi non per il cibo che perisce, ma per il cibo che dura in vita eterna e che il Figlio dell'uomo vi darà… il Padre mio vi dà il vero pane che viene dal cielo. Poiché il pane di Dio è quello che scende dal cielo e dà vita al mondo... Io sono il pane disceso dal cielo.

              La Chiesa nei secoli ha cambiato quel termine in quotidiano forse perché di facile comprensione o forse anche per dare speranza alle turbe di affamati. Non era comunque quello che insegnava Gesù, il quale ben comprendeva la fame fisica, tanto che faceva miracoli per saziare gli affamati, ma ricordava che era più importante ottenere quel pane divino, cibo dell’anima o panis angelicus secondo San Tommaso d’Aquino, che consisteva nel fare la volontà di Dio.

              Con la recente modifica della preghiera voluta da Papa Francesco, non c’è più l'invocazione a Dio 'non indurci in tentazione' ma 'non abbandonarci alla tentazione'. Quella modifica sarebbe stata resa necessaria "per una fedeltà alle intenzioni espresse dalla preghiera di Gesù e all'originale greco". Questa affermazione è errata perché l’originale greco è: καὶ μὴ εἰσενέγκῃς ἡμᾶς εἰς πειρασμόν (ke me eisenegkes imas ei peirasmon) giustamente tradotta da San Gerolamo: et ne nos inducas in tentationem. Non indurci è la traduzione corretta di me eisenegkes imas, seconda persona del congiuntivo aoristo secondo con valore esortativo negativo del verbo eisfero, indurre, condurre, portare in. Per il greco il Papa farebbe bene a consultare, come ho fatto io, il Prof. Enrico Armogida.

Un’altra discrepanza tra l’insegnamento di Gesù e quello della Chiesa si trova nella dottrina sul regno dei cieli o regno di Dio. Gesù disse (Luca 17,21): Il regno di Dio è dentro di voi (E basileia tou Theou entos ymon estin). In greco entos significa dentro, all'interno o nell'interiorità. San Gerolamo lo conferma scrivendo che il regno è intra vos, dentro di voi. Invece, diverse traduzioni italiane scrivono: il regno di Dio è in mezzo a voi, una traduzione fuorviante, perché Gesù parla del cuore, dell’anima e del sentire della persona.  

Salvatore Mongiardo

29 ottobre 2021