martedì 21 aprile 2026

IL PANE DI GIUDA

 

IL PANE DI GIUDA

Negli anni della mia infanzia a Sant’Andrea si celebravano i riti della Settimana Santa nella veneranda Chiesa Matrice, abbattuta poi con l’inganno per lucrare sulla grande cifra di denaro pubblico speso per la demolizione e la costruzione della nuova chiesa in stile garage.

 Allora, durante l’Ultima Cena del Giovedì Santo, dopo la lavanda dei piedi si dava a ogni apostolo una lattuga, un’arancia e una cucceddata, una grande ciambella di pane cotta al forno. Questa particolarità mi sembra una sopravvivenza del sissizio italico: si donavano doni della terra da condividere con la famiglia e gli amici: un uso prezioso che andrebbe studiato più a fondo.

 Un’altra particolarità consisteva nel fatto che l’apostolo che faceva da Giuda riceveva tutto doppio: due lattughe, due arance e due cucceddate per indicare la sua avidità. Non solo, perché Giuda aveva anche un altro compito, quello di fare gringie, cioè smorfie, roteando gli occhi, facendo linguacce e gesti di scherno: una particolarità che attirava numerosi bambini davanti al presbiterio. Quell’uso sembrerebbe una particolarità andreolese, ma non è così, perché nel Medioevo e in diverse parti dell’Europa si facevano cachinni, cioè sberleffi e parole di scherno oltraggioso durante l’Ultima Cena, per indicare che il sangue di Cristo poteva cancellare qualunque peccato e bestemmia. Come e quando quell’uso sia arrivato in paese, sarebbe una bella ricerca da fare.

Ma torniamo a Giuda. Ogni anno in paese si sceglieva Giacomino, noto per la barba a pizzo, gli occhi grifagni e la sua disponibilità a recitare il ruolo scomodo delle gringie durante la celebrazione. Egli, la migliore persona del mondo, era soprannominato Lamiadonna perché, parlando della moglie la chiamava la mia donna.

 Un anno, al termine del rito che allora si svolgeva di mattino, scendevamo assieme verso casa e davanti casa sua Giacomino si fermò, prese un coltello dalla tasca e tagliò un pezzo di cucceddata, dicendomi di portarla a mia nonna Maria Caterina. Difatti, ogni apostolo faceva delle fettine della cucceddata che donava a parenti e amici come partecipazione al pane benedetto. Arrivato a casa, porsi quel pezzo alla nonna che mi chiese chi me l’avesse dato. Io dissi: Lamiadonna. La nonna fu categorica: Allora è il pane di Giuda!  Va’ e buttalo alle galline!

 Salvatore Mongiardo

21 aprile 2026

Nessun commento: