IL PANE DI GIUDA
Negli
anni della mia infanzia a Sant’Andrea si celebravano i riti della Settimana Santa nella veneranda Chiesa Matrice, abbattuta poi con l’inganno per lucrare sulla
grande cifra di denaro pubblico speso per la demolizione e la costruzione della
nuova chiesa in stile garage.
Allora,
durante l’Ultima Cena del Giovedì Santo, dopo la lavanda dei piedi si dava a ogni
apostolo una lattuga, un’arancia e una cucceddata, una grande ciambella di pane
cotta al forno. Questa particolarità mi sembra una sopravvivenza del sissizio
italico: si donavano doni della terra da condividere con la famiglia e gli amici:
un uso prezioso che andrebbe studiato più a fondo.
Un’altra
particolarità consisteva nel fatto che l’apostolo che faceva da Giuda riceveva
tutto doppio: due lattughe, due arance e due cucceddate per indicare la sua
avidità. Non solo, perché Giuda aveva anche un altro compito, quello di fare gringie, cioè smorfie, roteando gli
occhi, facendo linguacce e gesti di scherno: una particolarità che attirava numerosi
bambini davanti al presbiterio. Quell’uso sembrerebbe una particolarità
andreolese, ma non è così, perché nel Medioevo e in diverse parti dell’Europa
si facevano cachinni, cioè sberleffi
e parole di scherno oltraggioso durante l’Ultima Cena, per indicare che il
sangue di Cristo poteva cancellare qualunque peccato e bestemmia. Come e quando
quell’uso sia arrivato in paese, sarebbe una bella ricerca da fare.
Ma
torniamo a Giuda. Ogni anno in paese si sceglieva Giacomino, noto per la barba
a pizzo, gli occhi grifagni e la sua disponibilità a recitare il ruolo scomodo
delle gringie durante la celebrazione. Egli, la migliore persona del mondo, era
soprannominato Lamiadonna perché,
parlando della moglie la chiamava la mia
donna.
Un
anno, al termine del rito che allora si svolgeva di mattino, scendevamo assieme
verso casa e davanti casa sua Giacomino si fermò, prese un coltello dalla tasca
e tagliò un pezzo di cucceddata, dicendomi di portarla a mia nonna Maria
Caterina. Difatti, ogni apostolo faceva delle fettine della cucceddata che
donava a parenti e amici come partecipazione al pane benedetto. Arrivato a
casa, porsi quel pezzo alla nonna che mi chiese chi me l’avesse dato. Io dissi:
Lamiadonna. La nonna fu categorica: Allora è il pane di Giuda! Va’ e buttalo alle galline!
Salvatore
Mongiardo
21
aprile 2026
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