domenica 5 aprile 2020

CONTE PREMIER FOREVER


CONTE PREMIER FOREVER

            Sopra i disastri del coronavirus si staglia il premier Conte come secondo uomo di Stato dopo De Gasperi. Io non voto da decenni, ma sento il bisogno di incoraggiare questo signore educato, quieto, colto, responsabile, mai volgare né aggressivo, deciso, capace, chiaro e gran lavoratore.
            Trovarsi egli ora a capo del governo è un miracolo fatto dal suo conterraneo Padre Pio. Difatti, la pandemia ha fatto emergere italiani di altissime qualità etiche, scienziati tra i migliori al mondo, persone serie, generose ed equilibrate, in grado di dirigere il nostro paese. Non ne possiamo più di parlamentari rissosi, ignoranti, presuntuosi e pericolosi molto più del coronavirus.
            Auguro, professor Conte, che lei metta mano a una riforma costituente e abolisca tutte le regioni, centri di rivalse faziose, e liberi il magnifico popolo italiano da parlamenti inefficienti, dominati da personalismi e competizione sfrenata.
            Avanti, professor Conte, ci aspettiamo tanto da lei e siamo moltissimi disposti ad aiutarla!
            Questo è il suo appuntamento con la storia per la rinascita della nostra Italia!

Salvatore Mongiardo
05-04-2020

mercoledì 1 aprile 2020

MANIFESTO 2020

Ciao, ti invitiamo a leggerlo e condividerlo tra tutti i tuoi contatti. Grazie

http://www.nuovascuolapitagorica.org/manifesto-2020/

martedì 31 marzo 2020

Meditazione di purificazione di Edwige Renaud


Edwige Renaud, da Parigi, ci manda la Meditazione lunga di Purificazione 2020


Inspiro profondamente ed espiro lentamente. Ancora una volta inspiro profondamente e mentre espiro, rilasso le spalle, rilasso il viso, rilasso tutto il corpo.
Poi, con un nuovo respiro, rivolgo la mia attenzione al mio Cuore, dove è ancorata la Potenza Divina, la mia triplice fiamma, l'Amore e la Forza della mia presenza IO SONO.
Invoco la mia Presenza Divina e insieme invochiamo la Presenza Divina Io SONO di tutti gli abitanti del pianeta. Immediatamente, si presentano a noi e così insieme formiamo un gigantesco, potente, meraviglioso cerchio sopra tutte le aree contaminate e anche oltre sulla nostra Terra.
Questo cerchio forma una Coppa, un Graal, un Calice, pronto a ricevere tutto il Potere della Fiamma Viola dei Mille Soli per trasmutare, riparare, consumare su tutta la Terra tutte le impurità, tutto l'inquinamento, tutte le contaminazioni, tutte le epidemie sia fisiche che psicologiche, mentali ed emotive, legate al coronavirus sulla Terra.
E mentre sentiamo questa unità tra noi, tra i nostri Cuori, mentre formiamo questo calice che si diffonde al di là di ciò che percepiamo, invochiamo la Presenza di San Germain, la Presenza di Lady Porzia, la Presenza dell'Arcangelo Zadkiel e di Lady Ametista, la Presenza di Lady Kuan Yin, la Presenza di Arturo e di Lady Diana e di tutti gli Angeli che lavorano con la Fiamma Viola proveniente dai Soli oltre i Soli.
A loro volta, si posizionano intorno a noi e alla Terra e in un solo respiro, in un solo battito cardiaco, chiediamo loro di proiettare in questa coppa che formiamo e in ogni particella della vita, in ogni elettrone, in ogni atomo che vive sulla Terra, la magnifica Fiamma Viola della Trasmutazione e della Guarigione.
Oh, Fiamma Viola, penetra nel Cuore dei quattro corpi di ogni uomo, di ogni donna, di ogni bambino che vive sulla Terra. Penetra anche in tutti i regni: il regno animale, il regno vegetale per trasmutare, trasmutare, trasmutare, trasmutare, qui e ora e per sempre qualsiasi corruzione, qualsiasi imperfezione, qualsiasi contaminazione, qualsiasi tossicità che possa danneggiare tutti i regni viventi su questa Terra.
O, Fiamma Viola della Libertà e della Trasmutazione, satura, satura tutta la Terra per trasmutare, trasmuta, trasmuta tutte queste imperfezioni in Perfezione, tutte le impurità in purezza, tutti i coronavirus in perfetta salute!
O Fiamma Viola consuma, consuma, consuma qualsiasi contaminazione, qualsiasi profanazione, qualsiasi epidemia qui e ora.
Intensifica, intensifica, intensifica, intensifica questa trasmutazione fino a quando tutta la Terra e tutti i suoi abitanti non ritroveranno la loro originaria purezza.
O, Fiamma Viola, satura, satura i terreni, la Terra, tutte le fattorie, tutti i centri medici, tutto ciò che ne ha bisogno come risultato di ciò che è accaduto sulla Terra.
Intensifica, intensifica, intensifica, intensifica il tuo Potere Creativo, il tuo Potere Alchemico e Trasmissivo e il Fuoco. Detergi, purifica, purifica, purifica, purifica, purifica, purificare, purifica, consuma, consuma, consuma e lenisci. Lenisci ogni abitante della Terra.
Grazie per aver fatto roteare questa potente Fiamma Viola ovunque, ovunque come una danza profonda. Una danza che ristabilisce, che ripara, che guarisce, che rimette in moto la Perfezione Divina in ogni atomo, in ogni elettrone, in ogni DNA, in ogni particella e onda di vita, in ogni elettrone che compone tutta la vita sulla Terra.
Grazie Fiamma Viola per continuare, continuare, continuare la Trasmutazione, la Liberazione, la Pulizia, la Purificazione, finché la Legge Cosmica lo permette.
Guarisci, ripristina, penetra nei polmoni di ogni uomo, di ogni donna, di ogni bambino e di ogni animale. Pulisci i polmoni di tutti gli esseri viventi e pulisci tutto ciò che può essere pulito.
Pulisci nei quattro corpi di ognuno di essi tutto ciò che può essere stato sporcato e che non riflette la Perfezione e la Purezza Originale.
Grazie, Fiamma Viola, per aver costruito una cupola impraticabile intorno alla Terra per tenere fuori dalla Terra tutti i virus, tutte le tossicità in modo che non si diffondano nei paesi di questa Terra. I prigionieri di questa cupola, di questo virus, di tutte le sostanze inquinanti e di tutte le tossicità vengano trasmutati, trasmutati, trasmutati in Perfezione e Purezza.
Mantieni questa cupola fino a quando tutte le contaminazioni e le epidemie non saranno cessate.
Ringraziamo tutti gli Elementi dell'Aria, dell'Acqua, della Terra e del Fuoco per aver contribuito con Forza, Fervore, Efficienza al ripristino della Purezza e della Perfezione dell'intera Terra.
Grazie per aver preservato in particolare tutte le persone fragili, tutti gli uomini, tutte le donne e i bambini. Avvolgeteli, incapsulateli con questa Fiamma Viola per trasmutare in essi tutto ciò che avrebbe potuto essere danneggiato, inquinato, contaminato.
Pulisci, purifica, purifica, purifica, purifica, purifica, purifica, purifica, purifica, trasmuta, trasmuta, trasmuta, trasmuta, trasmuta, trasmuta tutta quell'imperfezione in perfezione, tutta la malattia in perfetta salute.
I Direttori degli Elementi si uniscono a noi per intensificare questo lavoro più di mille volte. E chiediamo veramente che questa attività della Luce sia prolungata, prolungata, prolungata fino a quando la Legge Cosmica lo permetterà.
Poi insieme invochiamo la Fiamma dell'Ascensione, la Fiamma della Resurrezione e la Fiamma della Guarigione. Queste magnifiche fiamme sono bianche, bianco-arancio e verde smeraldo.
Grazie per aver penetrato ogni elettrone, ogni particella, ogni onda, ogni campo elettromagnetico, ogni persona, ogni donna, ogni uomo e ogni bambino di queste fiamme eccezionali. Tutti gli elementi viventi del regno animale e vegetale sono pieni di queste Fiamme ascendenti e restituiscono la Purezza originale in TUTTO.
Grazie, grazie, grazie, grazie per averli saturati, saturati, saturati con questa magnifica Fiamma Bianca Immacolata per resuscitare, per resuscitare tutto ciò che è stato danneggiato, sporcato e danneggiato da questo coronavirus.
Fiamme preziose, grazie per aver resuscitato, resuscitato, resuscitato la vita, la perfezione, la purezza, la bellezza, lo splendore, in tutto e in ogni essere umano su questa terra.
Grazie per aver penetrato i quattro corpi di ogni uomo, di ogni donna, di ogni bambino e per aver ripristinato la purezza, la bellezza, la salute perfetta nei loro quattro corpi, qui e ora.
La magnifica Fiamma Bianca, così come la Fiamma Arancione Bianca, la fiamma Verde Smeraldo si sta diffondendo ovunque, ovunque sulla Terra.
E mentre tutte queste Fiamme, la Fiamma Viola, la Fiamma Viola, la Fiamma Bianca e la Fiamma Arancione Bianca e la Fiamma Verde Smeraldo girano su tutta la Terra, noi invochiamo la Fiamma Trasfigurante dell'Amore perché riempia i quattro corpi e il Cuore di ciascuno e che dissipi ogni paura, ogni ansia, ogni angoscia, legata a questa epidemia. Possa l'Amore, il Potere dell'Amore che oggi è sigillato nel Cuore di ciascuno restituire fiducia e riparare attraverso l'Amore tutto ciò che deve essere riparato e guarito dopo questa epidemia.
Possa l'Amore unire tutti, possa l'Amore ricostruire una fratellanza e una confraternita di grande qualità in e su tutta la Terra.
Possa questa epidemia rendere possibile la connessione di tutti sulla Terra in uno slancio di Amore, Fratellanza e Unità mai raggiunto prima. Possa l'Amore tornare ad essere Re e Sovrano nel Cuore di tutti su questa Terra.
E noi accettiamo questo come Perfettamente realizzato senza ombra di dubbio dalla Potenza delle nostre Presenze IO SONO, dalla Potenza delle Presenze IO SONO di tutti su questa Terra.
Attraverso l'intervento di tutta la Gerarchia Celeste che ci aiuta e ci assiste ogni secondo, manifestiamo sulla Terra, in noi e intorno a noi, ovunque viviamo su questa Terra, la Perfezione del nostro Divino Padre/Madre.
Ringraziamo, ringraziamo, ringraziamo, ringraziamo e chiediamo che questa attività di Grande Luce continui per tutto il tempo, per tutto il tempo necessario.
Questo è perfettamente realizzato dalla potenza della nostra IO SONO Presenze, e io SONO la mia IO SONO Presenza.
Io sono colui che amo all'infinito. GRAZIE! GRAZIE! GRAZIE!

venerdì 20 marzo 2020

Primavera in Lombardia


Primavera in Lombardia

Dedicata a tutti i Lombardi in lotta contro il coronavirus.

Timidetta oggi avanza primavera
E colora di gigli, rose e viole
Le tue belle pianure, o Lombardia.
Quanto coraggio hai, tu fiume Adda,
Paura tu non hai, fiume Ticino,
Di scorrere silente mentre intorno
La morte avanza con la falce in mano!
Non bagnate di pianto ora le tombe
Tenere come in un materno abbraccio
Accolgono i falciati innanzi tempo.
Amara primavera di quest'anno:
Ahi passione di Cristo e di Milano!
Fatti coraggio, amata terra mia,
Fatti coraggio, grande Lombardia.
Tra nuvole d'incenso e suoni d'organo
Riaprirà Sant'Alessandro a Bergamo Riaprirà anche il Duomo di Milano!
E noi verremo a festeggiare insieme
Provati, ma decisi a vita nuova,
Come fecero già Renzo e Lucia.

Salvatore Mongiardo
Soverato, 20 marzo 2020

giovedì 19 marzo 2020

UNA VITA GRATIS


Una vita gratis

            A Sant'Andrea viveva Nicola Mazzotta, contemporaneo di Palmarina, il quale aveva un negozio di tessuti e faceva battute di spirito spassose. Per lui: Le onde del mare vangano e vengono, e il basilico, che voleva in abbondanza, era la basilicata. Un giorno scrisse a Napoli per ordinare delle coppole, il berretto di stoffa che tutti i maschi allora portavano. Ne voleva ordinare 50, ma pensò che fosse meglio mettere più zeri: Tanto lo zero non conta e a Napoli capiscono meglio. Il risultato fu l'arrivo di un vagone secondo alcuni, secondo altri addirittura di un treno carico di coppole, che Nicola vendette per decenni. Senza saperlo, egli andò oltre l'idea di Palmarina, per la quale bastava stampare soldi invece di giornali. E, difatti, oggi basta che governi e banche centrali aggiungano zeri alle cifre stanziate, e tutti stanno tranquilli. Mille miliardi, o diecimila o centomila miliardi che differenza fa? Aggiungete zeri: non serve nemmeno stampare carta moneta, ormai sostituita da pagamenti e conti telematici.
            Il sistema finanziario attuale a me appare come il perfezionamento del feudalesimo, un'invenzione della cultura anglosassone, che esige un capo, come per esempio fu l'imperatore Barbarossa, padrone di tutto al quale tutti devono ubbidire. La finanza di oggi è un signore assoluto e senza volto che si regge sul fatto che si possono fare soldi con la speculazione e col pagamento d'interessi per i prestiti contratti. Quegli interessi erano proibiti dalla Chiesa primitiva, allora ispirata al modello pitagorico, ed è proibita anche dal Corano. Quella proibizione oggi, a quanto si dice, sarebbe osservata solo… dalla mafia.           
            Il coronavirus sta unendo il mondo perché mostra che molto lavoro non serve più, che si vive meglio riducendo tante attività inutili, che il sistema competitivo è irrimediabilmente impazzito. Questo 2020 potrebbe essere un anno di grazia se portasse alla cancellazione di tutti i debiti, pubblici e privati, e se si assicurasse a tutti un trattamento economico dignitoso. Insomma, una vita gratis, dedicata ai viaggi, alla cultura e alla pacificazione di se stessi e del mondo.
            Questo sembra impossibile, ma io sono convinto che i giovani di Google o Facebook in poco tempo possano creare un modello operativo mondiale che permetta a tutti una vita gratis, destinando ai popoli le cifre ingenti oggi assorbite dalla produzione di armi. Saranno le donne a operare questo cambiamento, sostituendo nei governi i maschi col loro carico di testosterone aggressivo e competitivo.

Più un sogno sembra impossibile, più è destinato a realizzarsi: l'impossibilità è il segnale della direzione giusta.

Salvatore Mongiardo
19 marzo 2020

lunedì 16 marzo 2020

Palmarina vs Christine Lagarde


Palmarina vs Christine Lagarde


            I giorni di ansia che stiamo vivendo mi riportano al dopoguerra, quando le donne che avevano perso i mariti al fronte si vestivano di nero e andavano in chiesa per assistere a una messa di requiem. Una di quelle mogli di Sant'Andrea si chiamava Palmarina, rimasta vedova senza figli, e in seguito zoppa per una ferita alla gamba. Palmarina era donna di gran cuore e benestante per la pensione di guerra con la quale aiutava un po' tutti. Era persona schietta, serena e benevolente. Una volta qualcuno si lamentava per la scarsità di soldi e Palmarina diede questo suggerimento: Invece di giornali, si stampano soldi!
Quella sua proposta deve essere arrivata alle orecchie degli americani. Difatti, Palmarina aveva una sorella e nipoti in America, che devono aver messo in giro quel suggerimento della zia calabrese. Così si spiega la quantità mostruosa di dollari che gli Stati Uniti stanno stampando giorno e notte. Peccato che quell'idea non sia arrivata alle orecchie di Christine Lagarde, presidente della BCE.
            Questa pandemia, a parte il doloroso costo umano per la malattia e le morti, suggerisce al mondo intero di fare una quarantena che duri per tutto il 2020. Non se ne può più di quest'agitazione perenne per raggiungere livelli sempre più alti di produzione, di vincite, di formula uno, di calcio, di festival sgangherati di San Remo, di politici ignoranti e incapaci.
            Una calmata farebbe bene a tutti: il 2020 potrebbe essere anno giubilare di cancellazione di tutti i debiti, come si faceva nell'antico Israele. Si potrebbe fare come gli Egizi, che non conteggiavano gli ultimi cinque giorni dell'anno per avere mesi sempre di trenta giorni per un totale di 360. Tutti i dati di produzione e finanza del 2020 dovrebbero portare la dizione: Non disponibile. E gli Stati dovrebbero stampare e distribuire soldi a tutti. Era del resto quello che facevano durante le guerre, quando ingenti quantità di denaro si stampavano per le armi e le campagne militari. Se si faceva durante le guerre, perché non si fa ora al tempo del coronavirus?
            Temo che i politici non aderiranno a questa proposta, perché vogliono mantenere i popoli al guinzaglio per esercitare il loro potere. Ma la theia prònoia, la divina provvidenza dei Pitagorici, è capace di fare nascere il bene dal male. Il bene che nasce dal coronavirus è la campana che suona  a morto per i potenti che stanno fabbricando armi chimiche per la distruzione di massa delle popolazioni, mille volte più pericolose del coronavirus.

Salvatore Mongiardo
16 03 2020

mercoledì 4 marzo 2020

LA MONACHELLA DI SAN BRUNO

E' imminente la firma del decreto papale per la beatificazione della Monachella di San Bruno. Una vita incredibile che invito a leggere nel mio libro gratuito in rete. Stampato o come ebook è disponibile su Amazon. Si chiamava Mariantonia Samà (1875-1953), cognome che deriva dai coloni greci provenienti dall'isola di Samo, da dove venne anche Pitagora. Lei fu pitagorica nel rifiuto di ogni donazione di danaro.
https://drive.google.com/file/d/1iE2T4kY2h86e_SQ3_LePXwALyLdwd8Ah/view?usp=sharing

lunedì 17 febbraio 2020

Ricordo di Giordano Bruno


Ricordo di Giordano Bruno

            Caro Giordano,

oggi 17 febbraio del 2020 ricorre l'anniversario del tuo glorioso martirio, avvenuto a Roma nell'anno 1600. Credo che tu esista ancora in qualche dimensione - a parte che nel mio cuore - e desidero perciò farti arrivare le mie lodi per il tuo formidabile coraggio nell'affrontare il rogo da vivo. Ti ringrazio anche per la tua napoletana battuta di spirito alla maniera di Totò. Difatti, prima del rogo, i preti ti esortavano a pentirti perché altrimenti la tua anima sarebbe bruciata nell'inferno. Allora tu dicesti che l'anima sarebbe salita al cielo con il fumo dell'arrosto…
            Anni fa ho visitato Montepulciano, dove sorge ancora il Palazzo Bellarmino, e mi sono rifiutato di visitarlo pensando al cardinale San Roberto Bellarmino, capo della Santa Inquisizione Romana, che fece condannare te al rogo e Galileo al carcere a vita.
            Quest'anno l'acqua alta ha rischiato di sommergere Venezia, città che adoro, e mi è venuto in mente che i veneziani votarono a favore della tua consegna al Papa, ben sapendo la fine che avresti fatto. Forse, più che terminare i lavori del MOSE, i veneziani dovrebbero fare un pellegrinaggio di penitenza fino al tuo monumento in Piazza Farnese a Roma e chiederti perdono…
            Da pitagorico quale mi reputo, mi voglio pure congratulare con te, grandissimo pitagorico, per aver scritto:
            Ben fece Caino a uccidere quel massacrator di animali Abele!
Tu avevi perfettamente capito il messaggio di Pitagora, che affermava che l'uccisione dell'uomo nasce dall'uccisione degli animali:
            Se non osi uccidere un animale, mai ucciderai un uomo.
            Quella tua frase costituiva uno dei quattordici capi di accusa contro di te, ma la Santa Inquisizione nemmeno la capì e la depennò…
Questo prova la distanza della Chiesa da Pitagora e da Cristo. Egli, difatti, come dice Giovanni nel Vangelo (2, 14-16):
Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe e, là seduti, i cambiamonete. Allora fece una frusta di cordicelle e scacciò tutti fuori del tempio, con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiamonete e ne rovesciò i banchi.

Evoè.
Salvatore Mongiardo

domenica 16 febbraio 2020

Magna Grecia a Badolato


Magna Grecia a Badolato

            Domenica 2 febbraio 2020 mi sono avventurato nella splendida campagna di Badolato, già ricoperta d'infiniti fiori gialli di acetosella. Mi ero consultato con il prof. Vincenzo Squillacioti della Radice e mi accompagnava il signor Vincenzo Lanciano, titolare di un'azienda agricola. Alcuni anni fa egli si è fatto promotore del restauro di una vecchia icona dedicata a Sant'Elmo, nella quale in passato era raffigurato il santo con abito scuro da monaco. Il signor Lanciano e altre persone affermano di aver visto il santo andare in giro di notte con la lanterna, e da ciò deriva la sua devozione. Mi ero già occupato di Sant'Elmo a Napoli, dove c'è una cappella a lui dedicata sul forte che porta il suo nome, accanto alla quale c'era la santa barbara dei Borboni. Lì mi fu spiegato che il santo proteggeva dal fulmine e a volte appariva sotto forma di fuoco, i famosi fuochi di Sant'Elmo, una specie di piccolo lampo blu che si crea per ionizzazione dell'aria durante i temporali. Pare che a Napoli essi si vedessero sopra il cordame delle navi nel porto. 
            Il nome di Elmo, a Napoli come a Badolato, potrebbe derivare da erma, la stele di pietra sulla quale in Grecia e Magna Grecia si poneva il busto di Ermes o di altre divinità. Sant'Elmo potrebbe derivare dalla somiglianza della parola greca erma con eremo, il deserto, da cui viene la parola eremita. Nella stradina pianeggiante davanti all'icona, ancora in tempi non lontani, la domenica di Pasqua si faceva la confronta, l'incontro tra le due statue di Cristo risorto e sua madre Maria, evento sacro in seguito trasferito a Badolato Superiore. La confronta si celebra ancora in vari paesi della fascia jonica come Sant'Andrea. Il prof. Enrico Armogida in uno studio sull'Inno Omerico a Demetra ha magistralmente dimostrato che la confronta deriva dall'antica celebrazione dell'incontro tra Persefone (Proserpina) e sua madre Demetra (Cerere), quando a primavera la figlia tornava dall'Ade, il regno dei morti, per stare una parte dell'anno con la madre.
            Per arrivare all'icona, avevamo attraversato il torrente chiamato Troia, proprio come la città distrutta dai Greci. Da una trivellazione praticata nel suo letto anni fa, fuoriesce un forte getto di acqua che in estate aumenta: una stranezza che i geologi certamente sapranno spiegare. Le leggende antiche parlano di esuli di Troia arrivati nelle nostre terre. Anche Virgilio scrive nell'Eneide che, quando gli esuli troiani dalla nave videro terra, gridarono: Italia, Italia!
            Arrivato a casa, quei ricordi di Magna Grecia mi spinsero a guardare il vocabolario greco Montanari alla ricerca di qualche indizio sulla grecità del termine Badolato. Sappiamo che Badolato viene dal latino vadum + latum, guado largo. Il vocabolario greco, tuttavia, riporta la parola bathùs, abbondante, e laon, campo di grano (pagine 389 e 1184). Pura coincidenza o antica realtà che il prof. Squillacioti ricorda nelle abbondanti mietiture della sua infanzia?

Salvatore Mongiardo
4 febbraio 2020

giovedì 13 febbraio 2020

AUGURI SAN VALENTINO 2020


AUGURI SAN VALENTINO 2020

Dal più profondo del cuore faccio i miei auguri a tutte le persone della Terra. In modo speciale alle bimbe, bimbi e loro madri che in Siria e altrove soffrono pene indicibili a causa delle guerre.
L'attuale pestilenza del corona virus ha fato emergere che la Terra è dominata da assassini che stanno sviluppando armi chimiche per la distruzione dei loro nemici, che sono parte del genere umano.
La Nuova Scuola Pitagorica denuncia l'illegittimità di queste e di tutte le armi riconfermando la Giornata Mondiale per la distruzione di tutte le armi.
I governi del mondo, guidati da maschi, dimostrano la cattiveria e la volontà assassina che li guida.
E' indispensabile una primavera, anzi un uragano pitagorico, che deponga i governi dei maschi e metta le donne alla guida del mondo dell'amore.
Evoè!
Salvatore Mongiardo

lunedì 6 gennaio 2020

EPIFANIA


EPIFANIA
Dedicato all'amica Edwige Renaud di Parigi che ha tradotto in francese il mio libro:
IL PENTALOGO DI PITAGORA - LE PENTALOGUE DE PYTHAGORE


            Nella mia infanzia, diciamo tra il 1941 e il 1950, l'Epifania si chiamava Battesimo (Vattìsimu) o anche Befanìa. Era il giorno che i bimbi trovavano la calza con i dolcetti e a volte anche dei pezzetti di carbone, se avevano commesso marachelle. La vecchia Befana, con il mento a punta e il sacco in spalla, andava per i tetti delle case sui quali i gatti si accoppiavano emettendo forti miagoli di piacere e dolore. Entrava dal fanò, la tegola mobile che si apriva per fare entrare la luce, lasciava la calza sul lettino e continuava la visita agli altri bambini. Fanò è una parola greca che significa far vedere, la stessa parola di Epifania. Dal fanò entrava non solo la Befana, ma anche la Madonna che portava nel cesto di vimini (cannistreddha) le mie sorelline Elena e Franca quando venivano al mondo. L'uso di esporre nel cesto delle primizie i neonati risale alla Magna Grecia, e a Sant'Andrea è ancora vivo nei presepi e in chiesa.  Nel 1950 a Sant'Andrea sono nati 140 bambini e 40 sono stati i morti. Di oggi non parlo nemmeno.
            La notte prima dell'Epifania per me era magica perché succedevano cose portentose: dalle fontane correva olio, non acqua. Lo diceva mio padre, che era anche fontaniere comunale, e non potevo non credergli. Noi avevamo un grande fusto di metallo (zirra) pieno di olio e quindi in casa c'era abbondanza. Poi il livello della zirra scendeva durante l'anno, e si sperava in una buona annata di olive per poterlo riempire. Togliersi l'olio da casa, cioè venderlo, era una cosa sconveniente e si faceva solo in caso di estrema necessità. Ancora oggi il regalo di una bottiglia di olio nuovo a parenti e amici è un gesto molto apprezzato.
            Quella sera era per me difficile, perché dovevo stare a letto e dormire, altrimenti la Befana non mi avrebbe lasciato nulla. Volevo anche però spiare la vicina fontana accanto al Calvario per vedere quando cominciava a scorrere l'olio, e così poter avvisare i vicini per attingerne. A quella fontana durante il giorno le donne facevano la fila (vicenda) per riempire le grandi anfore (lanceddha) o a volte anche il barile di legno. Il barile lo riempiva per il medico Voci anche il simpatico Cèrbini, che, nell'attesa della sua vicenda, si appoggiava al muretto della fontana, poggiando per terra solo la punta dei piedi, scalzo com'era, per ripararsi dal freddo del bagnato.
            Faceva buio presto ed io sgusciavo fuori di casa con la scusa di andare dai nonni, che abitavano accanto, e andavo alla fontana in attesa del portento. Guardavo dal Muretto di Sofia, la mia bisnonna, il mare verso Badolato sul quale la luna disegnava un calice d'argento, e quello scenario mistico mi rafforzava nella convinzione che l'olio stava per arrivare. Mia madre però mi chiamava e allora rientravo, raccomandandole però di stare attenta all'arrivo dell'olio. Ancora il giorno dopo le chiedevo se fosse arrivato, ma lei diceva che quell'anno non era venuto, perché il mondo si era incattivito. Forse l'anno dopo, se tutti facevano i buoni…
            Ricordavo queste cose ieri sera, rivivendo quell'atmosfera di pace e dolcezza infinita, e poi dalla TV arrivavano notizie di uccisioni e grida di vendetta in Medio Oriente. Nemmeno ai tempi di Gesù era un bel vivere, e lui stesso dovette fuggire in Egitto per salvarsi, finendo poi orribilmente in croce. Ora mi torna in mente mio nonno Bruno, seduto al balconcino, quando cantava la canzone di Sant'Alfonso:

Amai finora il mondo
Sperai da lui la pace
Ma lo trovai fallace
Malvagio e traditore.

Il vicino Caramante passava e confermava: Mundu mpamu (mondo infame)!

Salvatore Mongiardo
6 gennaio 2020

sabato 7 dicembre 2019

FORMULA MATEMATICA DELLA FELICITA' UMANA



FORMULA MATEMATICA DELLA FELICITÀ UMANA

Secondo le lettere iniziali dei cinque principi etici di Pitagora
espressi in greco.


E=e+f1+k+g+f2


E sta per Eudaimonìa (felicità, happiness)
e             eleutherìa (libertà, freedom)
f1            filìa (amicizia, friendship)      
k             koinonìa (comunità di vita e di beni, community)
g             ginaxìa (dignità della donna, dignity of woman)
f2            fitofagìa (vegetarianismo, vegetarianism).


La ricerca della felicità spinge l'umanità a evolversi verso livelli sempre più alti di conoscenza e benessere. Eudaimonìa è la felicità intesa come scopo della vita e fondamento dell'etica. Essa è lo stato di serenità che consente di vivere appieno e affrontare serenamente la vita e la morte.

Questo è possibile solo con l'osservanza di quei cinque principi etici, verificati da millenni di storia, i quali stabiliscono le regole del retto comportamento e prescindono da qualunque religione o convincimento personale.

Quei principi esprimono leggi di natura come la legge di gravitazione universale.


Salvatore Mongiardo
Marcellinara, CZ, 14 dicembre 2019


venerdì 29 novembre 2019

Gemellaggio S. Andrea-Curinga


Auguri per la festa di Sant'Andrea 2019
Porgo a tutti auguri di buona festa, agli Andreolesi del paese, di Milano, di Roma, delle Americhe e di dovunque si trovano.  
Ho anche il piacere di comunicarvi che ieri sera 28 novembre, nel Duomo di Curinga, dove Sant'Andrea è protettore, ho tratteggiato fa figura dell'Apostolo e il video sarà presto in rete.
D'accordo con i sindaci di Sant'Andrea Jonio, dr. Nicola Ramogida e dr. Vincenzo Serrao di Curinga, si formerà presto un comitato per il gemellaggio dei nostri due paesi.
A Curinga, inoltre, arriverà il Cammino della Prima Italia che partirà da Squillace e sarà inaugurato l'anno prossimo 2020.
Salvatore Mongiardo

giovedì 14 novembre 2019

LA MORTE E IL TOMAISTA


La morte e il tomaista

            Tutti sanno cosa è la morte, anche se poi nessuno la conosce veramente, e Leopardi la definisce questo morir, questo supremo scolorar del sembiante. Molto più facile è spiegare cosa era un tomaista, termine che in italiano non è nemmeno registrato, ma in andreolese indicava l'artigiano che faceva le tomaie, la forma di cuoio che costituisce la parte superiore di una scarpa. Nella Calabria della mia infanzia non si sapeva di numeri di piedi: ogni piede era diverso e il tomaista faceva a ognuno la tomaia adatta. Poi il calzolaio cuciva e inseriva la tomaia sulla suola terminando la scarpa. Il tomaista di Sant'Andrea era grande amico di mio padre, che mi mandò da lui per le tomaie di un paio di scarpe di pelle di capretto. Poi un altro grande amico di mio padre, Severino Voci, mi fece elegantissimi scarponcini neri che furono l'invidia dei miei coetanei, i quali andavano quasi tutti scalzi. Del tomaista non ricordo il nome: la moglie si chiamava Letizia e abitavano vicino a Piazzetta Malaira.   
            Il tomaista seguì la gigantesca ondata migratoria del dopoguerra e partì per l'Argentina con moglie e figli piccoli. Lasciò in paese l'anziano padre, Cola e setta frìavi, Nicola delle sette febbri, così chiamato perché aveva sofferto di sette attacchi di febbri malariche. Poco dopo la sua partenza il padre morì ed io, come facevano i bambini, andai a curiosare. Il vecchio era composto nella bara e le donne recitavano preghiere con voce sommessa. Il morto non aveva più donne nella parentela stretta per cui nessuna gli faceva u trìvulu. Quel compito, riservato alle donne, nel dizionario Andreolese-Italiano di Enrico Armogida è definito così:
Era costituito da una nenia, cioè da una interminabile cantilena - dal ritmo lento grave e penoso - improvvisata e ritmata, con cui si narravano i momenti lieti e tristi della vita del defunto.
Quel lamento faceva venire la pelle d'oca per le grida acute di strazio che la donna del trìvulu emetteva. Per Cola, invece, le preghiere a voce bassa erano come un sussurro per addormentare un bambino.
            In Argentina, dove le pelli di animali erano abbondanti, il tomaista deve aver fatto una discreta fortuna, tanto che poteva permettersi di tornare in paese abbastanza spesso. Naturalmente, ogni volta veniva a trovare mio padre nella sua forgia. Il tomaista aveva preso l'abitudine scherzosa di dire a mio padre che era tornato in paese per ingannare la morte: egli ormai aveva una certa età e la morte poteva cercarlo in Argentina. Così lui veniva in paese, dove la morte non immaginava si trovasse. Al momento di ripartire, tornava a salutare mio padre, dicendogli che era da troppo tempo in paese, dove la morte poteva venire a cercarlo. E allora era più prudente tornarsene in Argentina.
            I suoi tentativi di imbrogliare la morte durarono a lungo, ma alla fine le sue astuzie furono scoperte. Girovagando nelle sterminate pampas, forse camuffata da contadina con falce, la morte lo colse e lo congiunse al padre Cola.

Salvatore Mongiardo
14 novembre 2019

mercoledì 13 novembre 2019

La presidentessa dell'Etiopia

https://youtu.be/GHZgLu7UO00?fbclid=IwAR2dvO_weBAZv4y1T3RZq1vPQ7l2X0vCe4AI-ut7phI1AgSe7QG5KtzCtnI

Con grande emozione vi invito a guardare il video di insediamento della presidentessa dell'Etiopia: sulla Costituzione c'è la stella pitagorica come sulla bandiera, nella quale si aggiungono 5 raggi solari. Il discorso della presidentessa in francese parla della necessità delle donne al governo: la novità viene da dove uno meno se l'aspetta e l'Etiopia dimostra che le nostre radici vanno lontano e stanno rispuntando per un mondo nuovo e sereno. Grazie allo nostra socie NSP che da Parigi mi ha segnalato il video. Evoè.
Salvatore Mongiardo
https://youtu.be/GHZgLu7UO00

venerdì 1 novembre 2019

La dignità della donna - Taverna 27 ottobre 2019


La dignità della donna
Taverna 27 ottobre 2019

            Gli ultimi cento anni hanno visto la popolazione mondiale crescere sempre di più fino ad arrivare oggi a otto miliardi di persone. Nel 1975 eravamo quattro miliardi. Quanti saremo fra cinquant'anni con questo ritmo di crescita? Ora la globalizzazione procede velocemente su base competitiva, e questo comporterà inevitabilmente conflitti pericolosi e squilibri planetari. Non dimentichiamo che negli ultimi 3.550 anni ci sono state sempre guerre con l'eccezione di soli 280 anni di pace.
            Questi conflitti sono sorti perché da millenni i maschi sono stati i capi politici, religiosi e militari. Essi hanno schiavizzato la donna costringendola a ruoli marginali nella società. La cultura maschilista ha portato la terra alla desolazione presente, che potrà solo peggiorare senza un'inversione totale di tendenza che solo le donne possono attuare.
            La dignità della donna, basata sulla sua libertà, prima di tutte quella di procreare, millenni fa era alla base della società nella Prima Italia, oggi Calabria, e fu riconosciuta e praticata da Pitagora a Crotone. Egli affermava addirittura che la donna aveva una maggiore dignità dell'uomo che le proveniva direttamente dalla divinità e le consentiva di praticare spontaneamente la giustezza: diversamente dagli uomini, cioè, lei faceva sempre parti uguali per tutti. Perciò la donna era più degna degli uomini di fare le offerte alla divinità, consistenti in focacce di farina e miele impastate con le proprie mani. Il sacrificio cruento di animali, che era comunemente praticato dai maschi, non era ammissibile per Pitagora.   
            Questa solenne celebrazione della dignità della donna avviene a Taverna, dove, ai tempi della Magna Grecia, le donne erano libere e all'arrivo del dio Dioniso abbandonavano casa, spola, telaio e focolare per seguire il dio al grido di evviva: evoè!
            Da Taverna noi vogliamo proclamare oggi l'Era della Donna: bisogna che le donne di tutto il mondo vadano realmente ai governi per fare della terra la casa comune e felice di tutti i viventi. Solo le donne hanno le energie etiche e morali necessarie per smantellare gli arsenali militari, proibire la fabbricazione di nuove armi, fermare la crescita della popolazione e distribuire ai popoli le enormi risorse finanziarie oggi divorate dagli armamenti.
            L'incontro di Taverna vuole anche essere un riconoscimento e una domanda di perdono rivolta a tutte le donne che nella storia sono state schiavizzate, uccise, stuprate, sfruttate, vendute, prostituite, malmenate, offese e oltraggiate. Le loro infinite sofferenze si tramutano oggi in grandi energie che molte donne ignorano di possedere. Il cuore del nostro messaggio è un'esortazione a tutte le donne perché prendano coscienza del loro compito e della loro capacità di destabilizzare questo mondo violento per trasformarlo in un mondo di pace. Siamo profondamente convinti che, senza il deciso e massiccio intervento delle donne a tutti i livelli politici, religiosi e finanziari, il mondo finirà male: migliaia di anni di storia lo dimostrano.

IL TERZO MILLENNIO

Sorge sull’orizzonte della storia
il tempo nuovo della mansuetudine
quando la donna strapperà di mano
l’arma di morte al guerriero.

Mai più le donne verseranno lacrime
per figli massacrati nelle guerre
mai più la madre dovrà concepire
figli senza speranza del domani.

Si vestirà la donna con i raggi del sole
e scagliando la falce della luna
distruggerà le bombe ed i cannoni
e svuoterà di armi gli arsenali.

Incontro all’uomo andrà a braccia aperte
gli stringerà la testa sul suo seno
gli toglierà dal cuore ogni veleno
e insieme a lui costruirà la pace.

Salvatore Mongiardo
27 ottobre 2019

mercoledì 30 ottobre 2019

TEANO: una donna speciale


TEANO: una donna speciale

            Dietro un grande uomo c'è sempre una grande donna: quest'affermazione è particolarmente vera per Teano (Theanòs) di Crotone, il personaggio femminile forse più importante dell'antichità, anche se poco conosciuto e apprezzato.
Teano era una delle diciassette allieve che frequentavano la Scuola di Pitagora, ed ebbe l'ardire e la determinazione di sposare un uomo più vecchio di lei di circa quaranta anni. Pitagora, straniero, ne aveva circa sessanta, e lei solo venti. Da quell'unione nacquero cinque figli: Damo e Muià, femmine; Arignota, Telauge e Mnemarco, maschi.
            Pitagora favoriva le donne in tutti i modi, facendo leva soprattutto sulla moglie e le due figlie. Erano esse, difatti, a guidare i cori per onorare le divinità, alle quali offrivano focacce impastate con le loro mani. Nasceva così un nuovo culto che contraddiceva i sacrifici di sangue, celebrati da sacerdoti maschi nel Tempio di Hera Lacinia, a poca distanza da casa loro. L'offerta sacra passò così dagli uomini alle donne e dal Tempio dentro le mura di casa.
            Teano fu anche femmina senza ipocrisia, e perciò affermava che la donna deve deporre il pudore assieme alla tunica quando si univa al marito. E doveva riprendere il pudore assieme alla tunica, quando si rivestiva. Il sesso era vissuto appieno da lei e Pitagora come fusione di forze primigenie della natura.
            Teano seguì il marito nella gloria e nelle persecuzioni, peregrinando da polis in polis della Magna Grecia, quando i pitagorici furono cacciati da Crotone.
Per lei non ha contato l'età né la nazionalità e nemmeno la religione del suo tempo. La sua vicenda dimostra che la donna conosce da sé la strada che porta al bello e al buono, cose che tutti costantemente sogniamo. Lei è la creatura che ci conduce alla vera patria: il sogno che diventa realtà.

Salvatore Mongiardo
30 ottobre 2019
           
           
           

sabato 26 ottobre 2019

La comunione all'ammalata


La comunione all'ammalata

            Era il 1954 ed io avevo tredici anni. Una mattina Padre Ruggiero, nel Collegio dei Padri Redentoristi di Sant'Andrea, mi chiese di accompagnarlo a casa di un'ammalata, che abitava nel rione della Fontanella, in pratica dall'altra parte del paese. Padre Ruggero salì i gradini dell'altare maggiore e, prima di aprire la porticina d'argento del tabernacolo, fece una profonda genuflessione al modo che io già conoscevo. Egli picchiava sodo col ginocchio destro sul marmo, tanto che si sentiva il rumore. Gli avevo chiesto una volta perché mai facesse una genuflessione così profonda davanti al tabernacolo, e il buon Padre, guardandomi con benevolenza mi spiegò: Perché lì dentro, per amore nostro, sta chiuso il figlio del capo! Egli voleva dire che sotto la specie delle ostie, Gesù, figlio di Dio, stava chiuso a disposizione dei fedeli. Dio come capo era un'immagine del Napoletano, da dove il Padre e i suoi confratelli provenivano.
            Padre Ruggiero scostò il velo che ricopriva il tabernacolo, infilò la chiavetta e prese dalla pisside un'ostia, che ripose in una piccola teca, legata a un cordoncino che passò attorno al collo, mentre recitava: O sacrum convivium, in quo Christus sumitur…
Andammo poi per le vie del paese e il Padre non rispondeva alle persone che lo salutavano, mantenendo un atteggiamento compunto e serio. Era segno che portava il sacramento dell'eucaristia e tutta l'attenzione doveva essere riservata al figlio del capo. Arrivammo alla casa della donna, che viveva sola, non lontano dalla casa abitata allora dalla famiglia di Enrico Armogida. La stanza era povera, una vicina aveva acceso una candela e l'anziana ammalata era stesa nel letto. Notai con stupore che una corda era appesa al soffitto e arrivava fin sopra il letto per permettere all'ammalata di afferrarsi, girarsi sul letto e anche alzarsi per i bisogni. Il capo della corda, lucida per il molto uso, terminava con una piccola guaina di cuoio che impediva alla corda di sfilacciarsi.
            Padre Ruggero diede l'ostia alla donna che la prese devotamente in bocca e poi la vicina le diede da bere dell'acqua: si usava sciacquare la bocca dopo la comunione in segno di rispetto della sacra specie. Poi il Padre parlò familiarmente all'ammalata e alla fine si congedò: Se non ci vediamo più, ci vediamo in cìelo. Ai napoletani piace vivere a colori e danno un tocco di colore anche al cielo, che diventa cìelo, come il cuore diventa cùore e perfino la preghiera diventa preghìera.
La donna allargò le mani sulla coperta, e borbottò sottovoce parole andreolesi che il Padre non poteva capire: Fussa pe' mia, starìa supa sta terra puru si aiu u m'acchiappu ara corda. La donna preferiva vivere ammalata con l'aiuto della corda piuttosto che andare nel cìelo di Padre Ruggero. Egli me ne chiese la traduzione, ma io ritenni sconveniente l'affermazione della donna e dissi che lei lo ringraziava di tutto cuore.

Salvatore Mongiardo
25 ottobre 2019

sabato 12 ottobre 2019

Pio XII e mio cugino Vincenzo


Pio XII e mio cugino Vincenzo

            Papa Pio XII non ha bisogno di presentazione, mentre mio cugino Vincenzo sì, anche se di lui ho scritto nel mio Ritorno in Calabria un intero capitolo, e poi ancora nel mio Sesso e Paradiso. Vincenzo Codispoti (1916-1996) era la persona più amabile e affettuosa che si possa immaginare, e il più amato da me tra tutti i miei numerosi cugini. Egli era, in realtà, cugino primo di mia madre.
            La vita di Vincenzo fu segnata dalla sventura già in tenera età, quando perse per malattie i genitori e due fratellini. Fu allevato dalla zia paterna Mariantonia, la germanese, così chiamata per la sua alta statura e i capelli biondi. Lei non volle sposarsi per dedicarsi interamente a lui, e a volte commentava che Vincenzino era nato la sera del 29 novembre 1916, quando la luce elettrica arrivò in Sant'Andrea: Ma per lui fu più scuro della mezzanotte!
La zia lo amava più di un figlio, e pensò di mandarlo nella comunità dei Padri Liguorini, quella fondata da Sant'Alfonso dei Liguori, dalla quale fu allontanato alla vigilia dell'ordinazione sacerdotale per disturbi psichici a lui causati dal duro regime quasi carcerario di quella congregazione. Superò poi brillantemente gli esami di maturità classica a Roma, dove fece scalpore perché si presentò alle prove scritte di latino e greco senza vocabolari, dei quali non aveva bisogno. Si iscrisse alla facoltà di lettere e superò tutti gli esami, ma non si poté laureare, perché chiamato alle armi allo scoppio della seconda guerra mondiale. Fatto ufficiale, fu inviato in Albania, dove non poteva combattere perché l'unica mitragliatrice era inceppata, e lui cercava di ripararla di notte al lume di una candela, mentre rifletteva: Potrei morire in questa trincea da un momento all'altro e in paese, a Sant'Andrea, nessuno saprebbe nulla!
            Dopo l'armistizio del 1943, fu catturato dai tedeschi con tutto il contingente italiano e spedito in Germania in un campo di prigionia - non un lager - dove i soldati italiani facevano lavori forzati in una miniera di rame.      
Il comando tedesco offrì la possibilità di insegnare la lingua tedesca agli italiani, che si rifiutarono in blocco per un comprensibile sentimento di nazionalismo. Vincenzo fu l'unico che accettò, e arrivò a padroneggiare così bene quella lingua che i tedeschi ne erano meravigliati. All'arrivo degli americani, il campo si svuotò di prigionieri, ma Vincenzo fu lasciato solo, perché si era infortunato un piede. Allora, zoppicando, si avviò sopra un ponte di ferro, pieno di soldati tedeschi in ritirata su camion e panzer, mentre lui, da solo, percorreva il ponte in direzione opposta. Nessuno dei soldati tedeschi gli fece alcun male, cosa che lui raccontava con ammirazione.
            Rientrato a Roma, si presentò per avere l'assegnazione della tesi di laurea, ma i regolamenti prevedevano allora che ai reduci fosse data la laurea a vista col punteggio minimo, cosa che egli rifiutò con sdegno, né mai più volle dare l'esame di laurea. Fu poi assunto nel servizio consolare e mandato a Tirana, in Albania, dove nessuno voleva andare a causa del regime comunista di allora, ma dove Vincenzo conobbe Angelica, cittadina greca, che svolgeva funzioni consolari per la Grecia.
I due s'innamorarono e da allora vissero sempre assieme appassionatamente, anche se con mille precauzioni, perché il governo greco proibiva ai suoi dipendenti di frequentare membri del servizio consolare italiano, dopo la vile aggressione fascista alla Grecia.
            In seguito furono entrambi trasferiti a Londra, dove Vincenzo finalmente poté sposare Angelica col rito civile. La cosa scontentò la zia Mariantonia, super cattolica, e allora i due la accontentarono con regolari nozze cattoliche. In pratica quel matrimonio sanava, almeno per loro, lo scisma anglicano, avvenuto ai tempi di Enrico VIII, che di mogli diverse ne aveva sposato ben sei. La Grecia, però, allora non riconosceva il matrimonio contratto fuori dal rito ortodosso. E i due, non più giovani, si sposarono per la terza volta ad Atene con quel rito. Quella volta sanarono lo scisma tra cattolici e ortodossi, avvenuto nel 1054, con la bolla papale di scomunica, deposta sull'altare di Santa Sofia a Costantinopoli dal cardinale Umberto da Silva Candida.
Angelica vive ad Atene, ci sentiamo di tanto in tanto e afferma sempre convinta di avere sposato il migliore italiano.
            C'eravamo, però, dimenticati di Pio XII e di come abbia avuto a che fare con Vincenzo. In realtà il papa di Vincenzo non seppe mai nulla, ma successe che un giorno egli ricevesse in San Pietro una delegazione di cattolici tedeschi. Vincenzo, che abitava a Porta Cavalleggeri, vicino alla Basilica Vaticana, si trovò a passare dalla Piazza ed entrò nella Basilica, attirato dai cartelli scritti in tedesco. Il papa arrivò portato sulla sedia gestatoria, e poi si mise a parlare ai presenti. Quando arrivò ai fedeli tedeschi, l'occasione - e forse la vanità - lo portarono a usare la sua conoscenza del tedesco, lui che aveva firmato complicati testi in tedesco per il concordato con Hitler nel 1933, e vissuto per anni in Germania come nunzio apostolico, cioè ambasciatore del Vaticano.
            Si rivolse dunque ai tedeschi dicendo che avrebbe usato la loro lingua. Ma, vuoi per l'emozione, o per l'età, o per un lapsus, o vuoi anche per l'identità della parola lingua, che, in italiano e in latino indica sia il parlato che la lingua come organo, se ne uscì con lo strafalcione: die deutsche Zunge… In tedesco Zunge significa lingua in senso anatomico. Per dire in tedesco: Mi mordo la lingua, si usa Zunge, la lingua organo, non Sprache, la lingua parlata.
            La cosa non sfuggì a Vincenzo, che si sentì ribollire il sangue al pensiero di come e dove aveva imparato il tedesco. E mentre Guardie Svizzere, Guardie Nobili e Palatine, cardinali e gestatori beatamente sorridevano all'erudizione del pontefice, si allontanò dalla Basilica bollando il papa con la sua voce cavernosa: Ignorante, imbroglione…

Salvatore Mongiardo
12 ottobre 2019
             

venerdì 11 ottobre 2019

Francesco Lopez - Pitagora e l'Egitto


Francesco Lopez

Pitagora e l'Egitto

Le arti sapienti per la tutela della Vita
Pisa University Press 2019

            Ho appena terminato di leggere con la massima attenzione questo prezioso libro del professor Francesco, che continua a stupirmi per la profondità della sua analisi e l'abilità nel risolvere situazioni complesse del mondo antico. A queste si aggiungono la sua capacità di sintesi e l'audacia nel ripresentare valori che sembrano del passato, che invece sono e rimangono universali.
            Il libro non è di facile lettura per chi non ha dimestichezza con le dottrine filosofiche antiche. Per chi invece possiede questa qualità, il libro è una guida magistrale che conduce nel mondo della cultura, delle idee, della medicina, cosmologia e destino dell'uomo dopo la morte. Esso è come un museo del mondo antico che espone i collegamenti del pensiero e delle aspirazioni, finora non emersi, tra Grecia, Egitto, Samo, Mesopotamia e Magna Grecia.
            Dal libro appare sempre più chiara l'importanza della polis di Crotone, non solo come capitale della Magna Grecia con Pitagora, ma anche come crocevia di incontri culturali che arricchirono razionalità, medicina, etica ed escatologia del mondo occidentale. Quella ricchezza fu ben valutata dal più fine dei politici di Atene, Pericle, che volle la riapertura della Scuola Pitagorica di Crotone, chiusa per circa cinquanta anni, dopo la rivolta di Cilone contro Pitagora e i pitagorici. E fu sempre quella ricchezza di contenuti che attirò i grandi del passato, primo fra tutti Platone, che alla riaperta Scuola di Crotone rimase sette anni, per suggerimento di sua madre Perictione, filosofa pitagorica e amica di Socrate.
            Francesco non ha bisogno delle mie lodi, che comunque gli faccio sincere, e spero che gli amici più preparati si procurino il libro, disponibile su Amazon, e lo leggano.
            Mi sembra comunque doveroso fare una presentazione del libro a Crotone a cura della nostra Nuova Scuola Pitagorica, della quale Francesco è uno dei cinque fondatori e membro del direttivo. Il suo libro termina così:

Pitagora… modello di sapiente a 'tutto tondo' rivolto alla conoscenza e alla tutela delle energie vitali degli uomini e del cosmo, in senso sia terreno che soprattutto escatologico.

Salvatore Mongiardo
10 ottobre 2019

             
             

venerdì 4 ottobre 2019

Magna Grecia alla ribalta



            A metà settembre 2019 in compagnia di Rosario Amelio ho partecipato all'incontro organizzato da Giovanni Canora: Terra e salute in Basilicata, a Castelluccio Inferiore e Superiore. Eravamo immersi in una vallata verdissima, chiusa da montagne di tale bellezza che incutevano timore. Incredibile era la predominanza di occhi verdi nelle persone, uomini e donne, tutti così amabili e cortesi che sembravano provenire da un mondo incantato.
            Teana, un piccolo comune vicino, prese il nome da Teano, la giovane moglie di Pitagora, la quale, secondo una tradizione orale consolidata, andava lì a passare l'estate con la famiglia per sfuggire al caldo di Crotone. Del resto sappiamo da Giamblico che dalla Lucania venivano a Crotone giovani allievi e allieve per frequentare la Scuola Pitagorica, e di essi conosciamo anche i nomi.
            Rimasi letteralmente allibito quando seppi che una piccola frazione di Teana si chiama… Locri, proprio come Locri di Calabria. E un'altra piccola frazione del vicino comune di San Severino Lucano si chiama Cròpani, esattamente come il comune che sorge tra Catanzaro Lido e Botricello in Calabria. 
            A proposito di Cropani, poi, faccio notare che il nome non viene dal greco kopros, sterco, etimologia accettata da tutti, ma sbagliata. La parola greca da cui prende il nome era àcropa, termine dorico che indica un pane a punta: akron+pa, come acutamente mi ha spiegato l'amico prof. Enrico Armogida.
            Zia Concetta, una sorella di mio padre sposata a Isola Capo Rizzuto, quando veniva in visita a Sant'Andrea mi portava la cropa, una ciambelletta con forma particolare, se ben ricordo a panierino. Erano gli anni 1948-50. Certamente nel Crotonese ci sono ancora delle persone che ricordano la cropa, e saperne di più sul suo uso, o farla addirittura infornare, costituirebbe un tassello utile per la riscoperta delle nostre complesse origini. Invito pertanto chi può a fare un'indagine in merito.
            Le due frazioni di Cropani e Locri di Basilicata sono abitate e non hanno resti archeologici noti. La loro denominazione potrebbe derivare da pitagorici originari dei due centri di Calabria, sfuggiti alla rivolta antipitagorica di Cilone dell'anno 510 a. C. circa, quando molti pitagorici di Crotone e delle altre polis furono uccisi o scacciati. Si può ipotizzare - con cautela - che alcuni pitagorici di Locri e Cropani di Calabria si siano rifugiati e insediati in Lucania, dove avevano amici.
            Per chiarezza faccio notare che il comune di Teano, antica Teanum, quello dello storico incontro tra Garibaldi e Vittorio Emanuele, deriva non da Teano di Pitagora, Theanòs, ma dal termine osco che significa atro, nero, come Rio Negro o Lago Negro. Quella denominazione è dovuta al colore nereggiante delle acque per la presenza di materiale ferroso.  

Salvatore Mongiardo
4 ottobre 2019           

CALABRIA A RAVENNA