mercoledì 26 giugno 2019

Celebrazione nascita della Prima Italia 2019




NUOVA SCUOLA PITAGORICA

Celebrazione della nascita della Prima Italia e presentazione del suo Cammino

Domenica 7 luglio 2019 presso il Mulinum di San Floro ore 19.00
           
            Care Amiche e cari Amici,
la Nuova Scuola Pitagorica ci riunisce per il terzo anno a festeggiare la nascita dell'Italia, evento tra i più importanti della storia umana. Essa avvenne migliaia di anni fa nel territorio compreso tra i due golfi di Squillace e Lamezia, dove gli Itali vivevano in libertà, amicizia, comunità di vita e di beni, dignità della donna e nutrimento con i frutti che la terra offriva tutto l’anno.  
            Pitagora comprese la grandezza di quell'etica, la adottò e così nacque la Magna Grecia. Prima Italia è un termine che si trova già negli autori del V secolo a.C. Nella storica giornata del 7 luglio 2019 noi vogliamo riaprire idealmente il cammino che univa le coste del Jonio e del Tirreno con un progetto elaborato da specialisti della materia, i quali hanno rintracciato il percorso su stradine, viottoli e tratturi di terra battuta, come loro stessi esporranno nella serata. Con questa iniziativa intendiamo riunire storia, geografia ed etica come lo erano e come dovrebbero tornare a essere per la felicità personale e la pace universale.
            Il Bue di Pane pitagorico, simbolo del Sissizio, sarà confezionato dal Mulinum di San Floro. Accanto ad esso ci sarà un antico vaso di terracotta nel quale ognuno potrà versare l'acqua di un mare, lago, fonte, fiume, ruscello che porterà dai suoi luoghi in segno di unità. Basta una minima quantità che si può mettere in un flaconcino.
            La solenne riapertura del cammino, destinato a diventare bene dell'umanità, avverrà nell'estate del 2020 in data che sarà annunciata nel corso dell’anno.
            Al termine, chi lo desidera, potrà usufruire dei servizi di ristorazione con le varietà di pizze vegetariane del Mulinun. Evoè.

Salvatore Mongiardo: 348 78 29 212
Marco Tricoli: 335 79 67 230


Per arrivare al Mulinum
Prendere la superstrada dei Due Mari, poi uscire all'altezza del palazzo della Regione Calabria-Università e andare verso San Floro, senza salire al centro storico. Il Mulinum si trova sulla destra, sulla strada con ampio parcheggio, a circa 2 km in direzione sud.

venerdì 31 maggio 2019

LORENZO VISCIDO - Appunti sugli abati del monastero Vivariense

Appunti sugli abati del monastero Vivariense
Da “La Radice” 25, 1 (2019), pp. 9-11
Stando a quel che scrive Cassiodoro (secc. V-VI) nelle sue Institutiones (I, 32, 11), la congregatio monachorum del Vivariense, ovvero del cenobio da lui fondato nei pressi della natia Squillace2 dopo, a quanto pare, il 554 d. C.3, era retta da due abati, i sanctissimi viri Calcedonio e Geronzio, il cui compito consisteva nel prodigarsi affinché i monaci riuscissero ad ottenere i dona della beatitudo ed ai quali, al tempo stesso, bisognava obbedire senza alcun mormorio di indignazione, tema, questo, non insolito, assieme a quello dell’obbedienza, nella letteratura monastica4.
Riguardo a quei sanctissimi viri, Mauro Donnini rileva che “lascia piuttosto perplessi la contemporanea presenza di due abati per una sola comunità” se si considera che nel capitolo in cui l’uno e l’altro sono nominati o, meglio, nel suo titolo (Commonitio abbatis congregationisque monachorum5), “figura il genitivo singolare” di abbas e non il genitivo plurale6.
Escluso che, esortando i monaci a sottostare alla volontà di Calcedonio e Geronzio, Cassiodoro si rivolgesse pure a quelli che, dopo essere stati “istruiti” dalla “consuetudine” cenobitica, avevano forse deciso di vivere come anacoreti nei montis Castelli secreta suavia, chiamati anche remota [...] heremi loca7 – lo escludo perché dal contesto sia del passo delle Institutiones inizialmente qui segnalato, sia del successivo risulta chiaro che Cassiodoro indirizzava le proprie raccomandazioni soltanto ai fratres del Vivariense –, per nulla sorprende il fatto che la comunità di questo cenobio avesse due abati. Dalla vita di Fulgenzio, vescovo di Ruspe, scritta tra il 533 e il 534 da un suo allievo di nome Ferrando, si apprende che, ritiratosi in un monasterium composto da pauci e simplices fratres, dei quali era abate un certo Felice, quel presule ricevette da lui il nomen e la potestas di abbas e, così, accollatisi il giogo gubernandae congregationis, tali viri sanctissimi si divisero i ruoli da svolgere8.
Come apprendiamo, inoltre, dalla Regula Magistri e da quella di San Benedetto, l’abate di un convento era, sì, uno solo, ma talvolta egli veniva assistito nelle sue mansioni da un secundus o secundarius abbas, cioè da un coadiutore che a tempo debito sarebbe divenuto il successore dell’altro9.
A questo punto, se da una parte è vero che, pur avendo intitolato Commonitio abbatis [...] il capitolo anzidetto usando il genitivo singolare di abbas10 al posto del plurale, Cassiodoro, poi, cita i nomi di due abati, d’altra parte, però, tenuto conto delle mie considerazioni precedentemente esposte, “la contemporanea presenza” di due superiori in una sola comunità monastica, quella del Vivariense, non costituisce una novità. Rende comunque stupiti ciò che, a proposito di Geronzio (coadiutore di Calcedonio, secondo il Cappuyns11), hanno dichiarato Ivan Gobry ed Antonio Caruso, vale a dire che egli era abate degli anacoreti12. Si tratta di un’asserzione opinabile, che non ritengo possa rispondere a verità. Ho già sottolineato, infatti, che nel passo dove si parla di Calcedonio e Geronzio (Inst. I, 32, 1), nonché nel successivo, la commonitio cassiodorea concerneva solo e indubbiamente i cenobiti, compresi i loro abati. In altre parole, incitando questi ultimi e la congregatio monachorum ad accogliere i pellegrini, a far l’elemosina, vestire gli ignudi, dar da mangiare agli affamati, non opprimere col peso di ulteriori tasse (adiectarum pensionum pondere non gravetis) i rustici al servizio del loro monasterium ecc., Cassiodoro si rivolgeva inequivocabilmente a tutti quei fratres che dimoravano dentro la cinta del cenobio (Omnes, quos saepta monasterii concludunt), da non identificare nei remota [...] loca di mons Castellum, dove, invece, avrebbero potuto risiedere gli anacoreti13.
Si osservi, ancora, che alcuni degli ammonimenti poc’anzi ricordati erano stati fatti dall’ex ministro di Teodorico in Inst. I, 29, 1 sempre ai monaci di quel cenobio (Invitat siquidem vos locus Vivariensis monasterii ad multa peregrinis et egentibus praeparanda14), i cui superiori, come risulta – ripeto – da Inst. I, 32, 1, erano Calcedonio e Geronzio. Ne consegue che, diversamente da quanto con un gratuito parere scrivono il Gobry ed il Caruso, Geronzio non poteva essere abate degli anacoreti, né poteva esserlo Calcedonio.
Ma, in fin dei conti, permettendomi di porre ai lettori un quesito già posto da James O’Donnell, “did” l’eremo di mons Castellum“need an abbot”15? Lo studioso americano non ha risposto a tale domanda, ma io credo fermamente di no. Scontato, infatti, che i consigli di Cassiodoro ai suoi fratres di vivere, qualora ne avessero sentito la necessità, come eremiti nei recessi di mons Castellum sono pur sempre dei consigli, ragion per cui non sappiamo se poi quei monaci vi praticassero l’anacoresi16, è interessante dire che, in base alla testimonianza di Giovanni Cassiano (secc. IV-V), presbyter molto apprezzato dal Nostro17, resi forti, prima, dall’esperienza di vita cenobitica e volendo successivamente agire in solitudine e piena libertà nella propria ascesi, gli eremiti non desideravano abbatis cura atque imperio gubernari18.
Aggiungo che, come si legge nel capitolo primo della Regola di San Benedetto, coevo di Cassiodoro, mentre i cenobiti milit(abant)19 sotto la guida di un abbas, gli anacoreti, al contrario, essendo stati preparati in un cenobio, ancor prima di divenire tali, ad eludere le insidie del demonio, erano capaci di lottare contra vitia carnis vel cogitationum in maniera autonoma20.
Va infine osservato qualcos’altro. Visto che nel suo proposito di raggiungere la perfezione interiore, un anacoreta principiante nutriva il desiderio, talvolta, di essere spiritualmente guidato, nel monachesimo orientale, da un ἀββᾶς21, cioè da un vecchio eremita così denominato per venerabile età o vita esemplare22, poteva avvenire che anche nel monachesimo occidentale, incluso quello dell’epoca cassiodorea, un neofita in campo anacoretico si comportasse allo stesso modo. In Occidente, però, seppur coniato sul calco del greco ἀββᾶς, il termine abbas era un titolo concesso non a qualsiasi frate per venerabile età, ma, sebbene, come in Oriente, anche per vita esemplare o, appropriandomi di un’espressione di San Benedetto, vitae [...] merito et sapientiae doctrina23, a chi, fra tanti monaci, era ritenuto degno di reggere una congregazione cenobitica da cui egli veniva eletto e dalla quale, pertanto, riceveva incombenze che un anacoreta, invece, appartato dal consorzio umano e dedito in solitudine alla preghiera e alla contemplazione, non avrebbe potuto adempiere. È facile capire, allora, che il sostantivo abbas fu creato nel monachesimo occidentale con esclusivo riferimento al mondo cenobitico e che, dunque, per quanto riguarda Cassiodoro, se dopo un periodo di tempo trascorso nel Vivariense, alcuni suoi monaci avessero voluto ritirarsi sui remota [...] loca di Montecastello, qui essi, come anacoreti, non avrebbero avuto un abate.
Lorenzo Viscido
NOTE
1. Ed. R.A.B. Mynors, Oxford 1937, p. 79.
2. Erroneamente alcuni lo chiamano Vivarium che, essendo però un toponimo (coniato in epoca moderna), sta ad indicare il locus del monasterium e non il monasterium che lo Squillacese vi fondò. Cfr. in merito L. Viscido, Ricerche sulle fondazioni monastiche di Cassiodoro e sulle sue Institutiones, Catanzaro 2011, pp. 39-42.
3. Cfr., ad es., J.J. O’Donnell, Cassiodorus, Berkeley – Los Angeles – London 1979, p. 190; A. Amici, Cassiodoro a Costantinopoli. Da magister officiorum a religiosus vir, in Vetera Christianorum 42, 2 (2005), pp. 221-222.
4. Cfr. S. Pricoco, La Regola di San Benedetto e le Regole dei Padri, Milano 20112, pp. 289, 323-324.
5. Cassiod., Inst. I, 32, 1, ed. cit., p. 79.
6. M. Donnini (a cura di), Cassiodoro. Le Istituzioni, Roma 2001, p. 121, nota 1.
7. Cassiod., Inst. I, 29, 3, ed. cit., p. 74: [...] si vos in monasterio Vivariensi [...] coenobiorum consuetudo competenter erudiat et aliquid sublimius defecatos animos optare contingat, habetis montis Castelli secreta suavia, ubi velut anachoritae [...] feliciter esse possitis. Sunt enim remota [...] heremi loca [...].
8. Ferrand., Vita Fulgentii 5, ed. G.G. Lapeyre, Paris 1929, p. 131.
9. Cfr. P. Courcelle, Nouvelles recherches sur le monastère de Cassiodore, in Actes du Ve Congrès international d’archéologie chrétienne, Aix-en-Provence 13-19 sept. 1954, Città del Vaticano - Paris 1957, p. 523 e nota 49.
10. Abbatis è lezione tramandata da quasi tutti i manoscritti. Solo il Vat. Pal. Lat. 274 (XI sec.) conserva un’altra lezione, ovvero ad abbatem.
11. Cfr. M. Cappuyns, L’auteur de la Regula Magistri: Cassiodore, in Recherches de théologie ancienne et médiévale 15 (1948), pp. 214-215.
12. I. Gobry, Cassiodoro monaco e santo, in www.cassiodoro.eu/cassiod.4.htm.
13. Ved. nota 7.
14. Ed. cit., p. 73.
15. Cit., p. 200.
16. Ved. nota 7. Grazie, tuttavia, a due lettere di papa Gregorio Magno, scritte nel 598 e, quindi, tanto tempo dopo i suggerimenti cassiodorei, siamo certi che i monaci a Montecastello conducevano in quell’anno vita cenobitica. Cfr. a tale riguardo L. Viscido, cit., pp. 49-51.
17. Cfr. Inst. I, 29, 2, ed. cit., p. 74.
18. Cfr. Cassian., Conl. XVIII, 7, 4, ed. M. Petschenig, Vindobonae 1886 CSEL13), p. 514.
19. Sulla metafora del monaco quale miles miles Christi) cfr. S. Pricoco, Alcune considerazioni sul linguaggio monastico, in Cassiodorus. Rivista di studi sulla tarda antichità 5 (1999), p. 182.
20. Ed. R. Hanslik, Vindobonae 1960 CSEL75), p. 17.
21. Cfr., ad es., Pallad., Hist. Laus. 22, 6 e 11, ed. G.J.M. Bartelink, Milano 1974, pp. 122 , 124 e 126.
22. Cfr. J. De Puniet, Abbé, in Dictionnaire de Spiritualité I, Paris 1937, pp. 49-57; J. Dupont, Le nom d’abbé chez les solitaires d’Égypte, in La vie spirituelle 75 (1947), pp. 216-230.
23. B.R. 63, 1, ed. cit., p. 148.

lunedì 27 maggio 2019

Distruzione Armi Curinga 2019


https://drive.google.com/file/d/1jtj0Q2pFHMyc3Xetdpk0B6jaTfmrFhon/view?usp=sharing



GIORNATA MONDIALE PER LA DISTRUZIONE DELLE ARMI

CURINGA, DOMENICA 9 GIUGNO 2019 - ORE 11
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Care Amiche e cari Amici,
           
            quest'anno ci raduneremo a Curinga - CZ - per celebrare la Giornata Mondiale come da locandina allegata. Invitiamo voi tutti, senza alcuna distinzione, a unirvi a noi, in quel giorno o nel seguente, dovunque vi troviate. Scopo del nostro incontro è di smantellare tutti gli arsenali militari, distruggere le armi e non fabbricarne più.

            Solo 240 anni degli ultimi 3000 di storia sono trascorsi in pace e tutti gli altri, il 92%, hanno visto eserciti in armi uccidere e devastare, rendendo questo mondo un inferno. Oggi tutti gli Stati hanno problemi di debiti pubblici, ma nessuno dice con forza che l'umanità potrebbe vivere nell'abbondanza, se non ci fossero le enormi spese per gli armamenti.

            Nessun economista ha mai scritto che viviamo in un regime continuo di guerra a causa delle spese militari. Tocca pertanto a noi per primi, eredi diretti degli Itali che vissero in queste terre, riprendere la guida dei popoli e condurli per mano verso orizzonti di pace e prosperità.

            Le armi che frantumeremo sull'incudine sono il segno che la misura è colma e che ogni persona deve affrontare il gravissimo problema che governi e istituzioni non sono in grado - o non vogliono - risolvere. L'autorità per promuovere questa iniziativa ci viene dall'antichissima cultura pacifica degli Itali, quella che Pitagora riassunse nel bue di pane, segno della fine di ogni violenza:

Se non osi uccidere l'animale, mai ucciderai un uomo.

            E' nostra ferma convinzione che un ciclo benefico per l'umanità stia ripartendo dalla Calabria, dove l'Italia nacque e da dove, dopo due millenni di decadenza, l'Italia rinasce nello splendore della Civiltà Sissiziale.
Evoè.

Salvatore Mongiardo
28 maggio 2019

Per info: cell. 348 78 20 212




mercoledì 15 maggio 2019

IMMAGINE DI PITAGORA

Immagine di Pitagora dipinta nel pronao della chiesa del Monastero Maggiore delle Meteore, Grecia - la zona di monasteri sulle rocce, in Tessaglia, mandata da Elio Castelliti il 12 maggio 2019.
Le scritte in alto dicono: Il greco Pitagora (sinistra); Filosofo e matematico (destra).
Nel cartiglio: Dio è Mente e Logos e Spirito e Logos (Verbo) incarnato dal Padre.
Pitagora si trova tra immagini di profeti e apostoli.
L'ho ricevuta mentre parlavo di lui a Melfi, nel castello di Federico II. Evoè!

Salvatore Mongiardo

domenica 5 maggio 2019

domenica 17 febbraio 2019

Anniversario martirio Giordano Bruno

Il 17 febbraio 1600 Giordano Bruno fu bruciato vivo in Campo dei Fiori a Roma col morso in bocca per non farlo parlare e le sue ceneri furono buttate nel Tevere. Eterna è la sua gloria come eterna è l'infamia della Santa Inquisizione e del suo capo a Roma Roberto Bellarmino, lo stesso che fece condannare Galileo!

sabato 16 febbraio 2019

Incontro San Floro 22 febbraio 2019

In preparazione della celebrazione della nascita dell'Italia che si terrà presso il Mulinum domenica 7 luglio 2019 con staffette che partiranno dal Jonio e dal Tirreno e si incontreranno al Mulinum.
https://drive.google.com/file/d/1I-kOfnuh744kbdoxK76IpVsn9Fi7kjaI/view?usp=sharing

martedì 4 dicembre 2018

DORMI, NON PIANGERE DI S. MATTEI

Poesia di Natale scritta da Saverio Mattei, molto apprezzata da Sant'Alfonso e dal Metastasio, tratta dal volume: Fiore di caste poesie italiane, stampato a Napoli nel 853, su indicazione di Marziale Mirarchi.

https://drive.google.com/file/d/1Gxl_qZCFWIG6H7883Ri2QRfSYpgo7L3p/view?usp=sharing

domenica 14 ottobre 2018

giovedì 14 dicembre 2017

Riforma Liliana-Gregoriana del Calendario

Documento originale in latino e italiano della riforma del calendario proposta da Luigi Lilio e approvata da Papa Gregorio XIII nel 1582. Fondamentale l'introduzione e il commento di Giuseppe Marino.

https://drive.google.com/file/d/11bdBXb4rtQzkN_9A6MXlpWX91UHe3RNS/view?usp=sharing

martedì 12 dicembre 2017

giovedì 7 dicembre 2017

PRESENTAZIONE LIBRI TAVERNA

IL QUADRO ALLE MIE SPALLE E' IL CAPOLAVORO DI MATTIA PRETI IL CRISTO FULMINANTE NELLA CHIESA DI SAN DOMENICO


https://www.facebook.com/mongiardosalvatore/videos/1958903347459186/

mercoledì 11 ottobre 2017

PRESENTAZIONE LIBRO MONGIARDO


https://drive.google.com/file/d/0B7hfxv7yTc1mOGpWV1BydDZIeGhGamNZWXFMNWJROTJhUEU0/view?usp=sharing

21 ottobre 2017 - Presentazione il del libro di Salvatore Mongiardo, Edizioni AMAZON

MI DIMETTO DA MASCHIO

BIBLIOTECA PUBBLICA DI DAVOLI MARINA (CZ), ORE 17.00

Tra i temi:
LA CITTA' PITAGORICA DI AUROVILLE IN INDIA
LA VISIONE NELLA GROTTA DI PITAGORA A SAMO
LA GROTTA DELL'APOCALISSE A PATMOS
IL VANGELO ETERNO DI GIOACCHINO DA FIORE
LA RINASCITA DELLA MAGNA GRECIA
L'APERTURA DELLA NUOVA SCUOLA PITAGORICA
LA DONNA ALLA GUIDA DELL'UMANITA'
LA FINE DELLA VIOLENZA

sabato 26 agosto 2017

Sissizio Serra San Bruno 2017 - S. Mongiardo

Sulla scalinata monumentale di Santa Maria del Bosco a Serra dove San Bruno visse e morì nel 1001

https://youtu.be/pucIPQQtdto

martedì 22 agosto 2017

La Cattedrale di Squillace

UN MIO RACCONTO AUTOBIOGRAFICO CONTENUTO NEL NUMERO IN VENDITA NELLE EDICOLE, INTERAMENTE DEDICATO A SQUILLACE, DELLA RIVISTA
IL CALABRONE 

https://drive.google.com/file/d/0B7hfxv7yTc1mNEpQV0xqTklzcHM/view?usp=sharing

lunedì 14 agosto 2017

PITAGORA ALLA ROCCELLETTA

VIDEO DI PITAGORA ALLA ROCCELLETTA DI SQUILLACE CON SALVATORE MONGIARDO E CHIARA GIORDANO
https://www.facebook.com/vanessa.cardamone.39/videos/1380908978653482/

domenica 13 agosto 2017

Buon Ferragosto 2017

Tanti cari auguri con un video ricevuto dalla rete che esprime con qualche rudezza la grandezza e il vero problema della nostra Italia.


https://drive.google.com/file/d/0B7hfxv7yTc1mTFQtVEx2SjZvaTA/view?usp=sharing

venerdì 26 maggio 2017

Giornata mondiale per la distruzione di tutte le armi

Care Amiche e Cari Amici,
il 10 giugno 1940 l'Italia entrava nella seconda guerra mondiale, un evento nefasto che ha seminato lutto e rovine. 
Il prossimo 10 giugno 2017, alle ore 11, presso i Giardini di Pitagora in via Giovanni Falcone, Crotone, si terrà, sotto l'Egida della NUOVA SCUOLA PITAGORICA, la prima GIORNATA MONDIALE PER LA DISTRUZIONE DI TUTTE LE ARMI.
Alcuni Club UNESCO faranno la stessa celebrazione e invitiamo voi tutti a prendere liberamente l'iniziativa per simili manifestazioni dove vivete. Armi vecchie o finte saranno simbolicamente rotte su una incudine da mazze di ferro. L'umanità ha diritto a vivere senza paura e nel benessere: le enormi cifre spese in armi possono consentire a ognuno  una vita gratis, libera dalla schiavitù del denaro. Leggete e diffondete il documento, allegato in italiano e inglese, che è alla base di questa iniziativa.




mercoledì 10 maggio 2017

Italia, Pitagora, Budda e Cristo

La cultura italico-pitagorica elemento unificante tra Budda e Cristo.

https://youtu.be/UH8624mDf3w

martedì 11 aprile 2017

AUGURI DI PASQUA 2017


Marianna, figlia dello scrittore Mario La Cava, ci regala questo capolavoro dopo la
SUPPLICA DELLE DONNE LOCRESI.

https://drive.google.com/file/d/0B7hfxv7yTc1mQnlzd1JSMmFFUjg/view?usp=sharing

domenica 29 gennaio 2017

BUE DI PANE PITAGORICO

https://drive.google.com/file/d/0B7hfxv7yTc1mWG8xZmMxNkhKRURiajZSTUV1Vk0wT0xKWUF3/view?usp=sharing


Il Bue di Pane Pitagorico fatto da Mara Corasaniti: così bello non era mai venuto. Dovremmo adottarlo come logo della Nuova Scuola Pitagorica. La tovaglia è di antico lino tessuto a mano.


lunedì 10 ottobre 2016

Ricordo del cugino Angelo

Ricordo del cugino Angelo

(Angelo Iorfida, S. Andrea Jonio 1929 - Canton Ohio 2016)

Di mio cugino Angelo ho scritto nei miei libri, e ora che è morto voglio ricordarlo per il suo fortissimo attaccamento al paese natio che sembrava crescere invece di diminuire con gli anni. Angelo era partito nel dopoguerra con la madre Maria Vittoria per ricongiungersi al padre Nazareno rimasto in Usa. La sua partenza avvenne nel 1947, quando Angelo aveva appena conseguito il diploma di maturità classica. Più volte mi ha raccontato il suo viaggio avventuroso per andare a consultare Padre Pio sull’opportunità di andare o meno in America. Padre Pio non ebbe dubbi: Moglie e marito devono stare assieme. Angelo ricordava perfettamente il profumo celestiale di fiori che emanava dal confessionale del frate.

Il viaggio per l’America riservò loro una sorpresa perché la nave era stata costruita per i mari caldi e nelle acque fredde dell’Atlantico le lamiere si restringevano col rischio di allagamento. Il capitano ricevette ordine di fermarsi e attendere un’altra nave che sarebbe arrivata in soccorso. In alto mare i passeggeri furono trasbordati ad uno ad uno con una teleferica.
All’arrivo in America, Angelo si iscrisse all’università e si impegnò negli studi con successo, ma anche col risultato di perdere i capelli: era credenza in paese che lettura e studio facevano venire la calvizie. Angelo era un giovane prestante e molto bello e quella perdita dispiaceva a sua madre che ci scrisse per procuragli un rimedio ritenuto infallibile. Nella lettera zia Maria Vittoria chiedeva di spedire… escrementi di topi con la quale fare ad Angelo degli impacchi sulla testa. Le mie zie avevano un podere vicino al paese, l’Abbruschiata, sulla strada di Briga verso il fiume Saluro. In quel podere c’era un ricovero in muratura abbandonato dove i topi facevano festa lasciando abbondanti escrementi. Un giorno le zie mi portarono con sé e mi sollevarono -io avevo forse otto anni- fino a raggiungere un ripiano del ricovero dove gli escrementi neri erano particolarmente abbondanti. Poi mi mandarono verso la gebbia piena d’acqua e io vi andai a lavare le mani, anche se avevo paura perché spesso vedevo u jèlandru, la biscia d’acqua, che stava sul muretto della gebbia a scaldarsi prima di lanciarsi a prendere qualche rana.

La cura per i capelli non ebbe effetto, e su quell’episodio facemmo grandi risate con Angelo quando andai a trovarlo a Canton. La calvizie comunque non impedì ad Angelo di sposare la bella Mary, nata in America, figlia di una sorella del prefetto Sandro Voci.
Nei nostri incontri in America il paese di Sant’Andrea tornava vivo nei racconti di Angelo, quasi dolente, come se il suo distacco non fosse mai avvenuto. Le persone, i fatti, le famiglie, i racconti erano come un film infinito dal quale lui non riusciva a staccarsi.

In paese Angelo aveva abitato nel rione del Ferraro, e vicino a casa sua stava un sempliciotto, u Pacciarìaddhu ’e Mugnulu, il quale nella vita si era scelto un compito importante. La mattina all’alba si metteva a gridare: Alzatevi, gente, che è giorno! E alla sera: Coricatevi, gente, che è notte!

Più di una volta Angelo mi descriveva il panorama che si vedeva dalla sua casa del Ferraro: c’era il viottolo che scendeva verso il Valloncello, dove tra la folta macchia mediterranea svettavano tre grandi pini. E vi scorreva un rigagnolo d’acqua dove andavano a bere i colombi che avevano il nido nel sottotetto della Chiesa Matrice. Poi il terreno si addolciva verso la marina con le colline di creta coltivate a grano… e il mare azzurro si stendeva davanti alla costa …
Angelo ricordava quei paesaggi con straordinaria vivezza e struggente nostalgia. Spero che la visione azzurra del nostro mare gli sia stata di conforto nella sera della vita. 

Salvatore Mongiardo

11 ottobre 2016