Festa delle Palme di una volta a S. Andrea Jonio
Quand’ero
bambino - tanto tempo fa - la domenica delle Palme si festeggiava in paese con
una processione che si snodava dalla chiesa, dove rientrava dopo un breve
percorso. I fedeli partecipavano con rametti di palma e ulivo in mano, mentre
il clero salmodiava in latino il vecchio canto liturgico: Gloria, laus et honor tibi sit, Rex Christe Redemptor … cui puerile
decus prompsit hosanna pium…
In chiesa, poi, iniziava la celebrazione della
messa. Tornati a casa, i fedeli appendevano il rametto di ulivo in capo al
letto, accanto al crocifisso e alla candela, benedetta il giorno della
Candelora, che si accendeva in caso di grave tempesta.
Il
rametto sostituiva quello dell’anno prima, il quale non veniva né buttato né
bruciato, ma portato in campagna dove c’erano alberi di ulivo. Ricordo mio
nonno materno, Bruno Codispoti Dollivio, e mia nonna materna, Marianna Carioti,
che provvedevano a uno smaltimento sacro del rametto vecchio. Nonno Bruno lo
portò al vicino fondo della Gattinella e lo legò al tronco di un ulivo con un
filo di raffia, perché trasmettesse alla pianta la benedizione che la aiutasse
a portare frutto.
Nonna
Marianna mi portò con sé al piccolo fondo della Porta e fece lo stesso gesto,
legando il rametto vecchio a uno degli ulivi. Intanto risuonava la campana
grande della Chiesa Matrice, e lei mi condusse in chiesa per la benedizione
serale. La funzione era calma e intima, i fedeli cantavano il Tantum Ergo, poi il sacerdote prendeva
la pisside con le ostie consacrate nel tabernacolo, l’avvolgeva col velo
omerale e faceva un ampio segno di benedizione sui fedeli in ginocchio, mentre
nel silenzio il chierichetto suonava il campanello.
Poi si cantò una canzoncina
finale:
L’orizzonte
già si imbruna/ ed in ciel la luna appare.
Uscendo dalla chiesa vidi la
luna che saliva placida dal mare e il mondo mi sembrò bello e sereno come il
paradiso.
31
marzo 2026
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