martedì 14 giugno 2016

VIAGGIO ALLA RICERCA DELL'EQUILIBRIO


Mio nipote Andrea Cuccu a 13 anni è tra i vincitori del Concorso Letterario Nazionale per Ragazzi di Siena. Felicitazioni!


https://drive.google.com/file/d/0B7hfxv7yTc1mbUd4UlJXVFRUMWM/view?usp=sharing

giovedì 5 novembre 2015

martedì 27 ottobre 2015

INCONTRO A CAPO COLONNA

Incontro a Capo Colonna
Il 26 settembre 2015 ci siamo radunati davanti alla Colonna superstite del Tempio di Hera Lacina, accompagnati dalla Soprintendenza alle Belle Arti di Crotone che per l’occasione ha aperto il recinto che protegge la Colonna. Prima di entrare, ci siamo messi spontaneamente in cerchio dandoci la mano mentre Eddy Seferian ci guardava sorridendo. Eravamo circa trenta persone, in maggioranza donne, venute per l’occasione da Vigevano, Milano, Marche, Roma, Crotone e Calabria. Ma perché quell'incontro e chi è Eddy Seferian? Eddy è un signore di 88 anni, italiano di origine armena. Per saperne di più su di lui basta cercare su internet. Eddy è un signore tranquillo che ritiene di essere guidato da maestri spirituali da quando era adolescente. I maestri gli hanno anche dettato bellissime meditazioni in inglese, francese e italiano, che lui ha letto davanti alla Colonna attorno alla quale ci eravamo portati. Era bello quando recitavamo assieme a lui il mantra: frantumano… aggregano… disgregano… aggregano… disgregano. Le voci femminili chiare si levavano sopra quelle basse dei maschi unendosi al rumoreggiare del mare che Pitagora chiamò lacrime di Crono… Ma cosa si aggrega e cosa si disgrega? Secondo Eddy erano forze misteriose che unendosi creavano, e poi disunendosi distruggevano forme di vita che nel tempo riapparivano rinnovate. Eddy non era mai stato a Crotone prima del 2014 ed era arrivato a individuare la Colonna che lui vede come una fontana di luce che si spande per tutto il Nord Europa fino a Gibilterra a est e al Caucaso a ovest. Per Eddy la Colonna emette una fortissima luce che si alza dalle profondità dell’essere. Per questo motivo, egli afferma, Pitagora era venuto a Crotone: per connettersi alla sorgente di quella luce. Eddy poi ammise che già da tempo -ne è traccia scritta in una sua meditazione del 14 ottobre 2012- il Maestro Gesù si mostrava a lui come una colonna luminosissima sul mare, quella colonna che poi Eddy avrebbe individuato a Crotone. La sua visione coincideva con il mio libro Cristo ritorna da Crotone, dove nell'ultimo capitolo La luce del faro, scritto nell'autunno del 2012, parlo del bagliore accecante che viene da Capo Colonna. E mi viene spontaneo collegare la visione di Eddy con quella del santo monaco greco Paisios, che al monaco Kosmàs diceva: Va’ in Calabria perché da lì verrà la luce… Per vie misteriose ma sicure la visione di Eddy, quella dei santi monaci greci e la mia visione della nuova Civiltà Sissiziale si univano in un’unica luce.
Mi venne allora chiedere a Eddy quale era la sua opinione sulla prossima apertura della Nuova Scuola Pitagorica, che avverrà prossimamente a Crotone e per la quale è già pronto lo statuto. Eddy disse: Allora il mio compito su questa terra è finito, posso andare… sta succedendo qualcosa di grandioso, inimmaginabile fino a poco fa... Io volli insistere e insisto ancora oggi: Aspetta Eddy, ti vogliamo a Crotone per la solenne riapertura nell'estate del 2016…
Poco dopo, una donna che aveva il mio libro mi fece vedere quanto avevo scritto della mia visita a Capo Colonna tanti anni fa…
Dunque, quel pomeriggio del maggio 1957 il pullman ci condusse a Capo Colonna, e quel che avvenne merita di essere ricordato. I campi erano coperti di spighe verdi che ondeggiavano al vento... A Capo Colonna mi aggirai tra le rovine della casa di Pitagora e potei toccare la famosa colonna superstite del tempio di Hera Lacinia. All'improvviso fu come se mi destassi da un lungo sonno e mi rividi nel luogo che mi apparteneva e al quale finalmente ero tornato! Guardavo il mare nel quale mi ero immerso tante volte nel passato, quel mare blu ionico che tende al verde degli ulivi. Volevo indossare la mia candida veste, avere attorno ragazzi e ragazze sorridenti, entrare nella mia casa dove il fuoco era acceso…
Tanti cari auguri a Eddy che il 24 ottobre ha compiuto 88 anni!
Salvatore Mongiardo

27 ottobre 2015 

venerdì 28 agosto 2015

SPECIALE TV SISSIZIO SERRA

Care Amiche e d Amici, 
Ecco il link per vedere lo Speciale TV del 

SISSIZIO SERRA SAN BRUNO"" su YouTube 

realizzato da Teleradio Padre Pio. 
Cordialità.


martedì 25 agosto 2015

Discorso del Sissizio di Serra 23 agosto 2015

Discorso del Sissizio di Serra 23 agosto 2015
Care Amiche e Cari Amici,
ci troviamo in un posto solenne dove san Bruno, il Gran Conte Ruggero il Normanno e Papa Urbano II si incontrarono nel 1094 per cercare di risolvere il conflitto tra arabi e cristiani: così nacque la prima crociata. Dopo mille anni il conflitto non si è risolto, anzi si è aggravato e migliaia di migranti disperati arrivano alle nostre coste. Ditemi voi, o Amici, se lasciar annegare i migranti in mare è civiltà. No, è grande inciviltà, disumanità e cattiveria. Ditemi voi se avere diecine di migliaia di armi atomiche puntate l’una contro l’altra si può chiamare civiltà. No, è malignità, sopraffazione, voglia di dominio. Ditemi voi se ascoltare ogni giorno di borse o spread che salgono e scendono è civiltà. No, la finanza è diventata un signore feudale invisibile che fa tremare intere nazioni.
Ci chiediamo allora: chi ci condurrà verso un approdo sereno?
La salvezza non può certo venire da questi governi che continuano a spendere ingenti cifre per gli armamenti. Perciò noi proponiamo la Civiltà Sissiziale, quella civiltà che nacque col sissizio, il banchetto comune istituito da re Italo, che rinnoveremo fra poco dividendo il cibo che abbiamo portato.
La Civiltà Sissiziale vuole fare della terra la casa comune di tutti i viventi dove non c’è più il tuo e il mio, ma il nostro.  E non ditemi che è una utopia: la storia dimostra che gli Itali vissero liberi e uguali dividendo fraternamente il cibo: così e da qui nacque l’Italia e da qui, dalla Calabria, rinnoveremo l’Italia.
Abbiamo proclamato quest’anno 2015 come Anno 1 dell’Epoca della Donna, e sono lieto che oggi sia la festa di Santa Maria del Bosco che si celebra questo pomeriggio. All’età di cento anni, prigioniero dei romani in una caverna dell’isola di Patmos, san Giovanni vide la donna vestita di sole che schiacciava la testa del dragone, simbolo della violenza umana.
Vadano dunque le donne al governo delle nazioni, costituiscano i governi luce secondo la visione dell’Apocalisse, e facciano tre cose: smantellamento degli arsenali di guerra, umanizzazione della finanza, riduzione della violenza umana. Nessuno è mai riuscito a risolvere i conflitti del mondo islamico i quali potranno essere superati solo dalla donna islamica liberata.
La Civiltà Sissiziale viene dalla Calabria, da dove è già venuta la libertà degli schiavi, la Scuola di Pitagora, la profezia del Terzo Regno di Gioacchino da Fiore e la visione della Città del Sole di Tommaso Campanella. I nostri parenti, emigrati a milioni nei cinque continenti, sono andati per essere il lievito di questa nuova civiltà. Le loro lacrime e il loro dolore non sono stati inutili: loro e noi, i vinti della storia, restituiremo al mondo in amore e luce i torti subiti nei millenni.
Proprio per aiutare questo rinnovamento profondo, ci stiamo preparando a un evento di portata mondiale: la riapertura della Scuola Pitagorica di Crotone, chiusa da oltre duemila anni.
La Grecia, a noi gente di Magna Grecia tanto cara, attraversa un periodo di grande turbolenza. Per manifestare ai greci la nostra solidarietà, reciterò il Padre Nostro in greco, e il Rabbino e amico Zurzolo reciterà in ebraico la preghiera Shemà Israel: l’ebraico fu lingua parlata in Calabria tanto che la prima Bibbia stampata in ebraico fu quella di Reggio nel 1475. Don Bruno La Rizza poi concluderà questo incontro e dopo pranzeremo assieme.

Salutiamo la nuova civiltà con il grido che significa evviva e che nei tempi antichi risonò in questa terra: Evoè!

giovedì 20 agosto 2015

Sissizio di Serra San Bruno


Confermo l’evento di domenica 23 agosto alle ore 12.00. Il breve rito si terrà sui gradini bassi della scalinata accanto al Laghetto del Santo. Al termine, mangeremo assieme il cibo che porteremo e divideremo all'ombra degli abeti a sinistra sotto la chiesa di Santa Maria del Bosco. Conviene portare dalle macchine il cibo e le bevande che deporremo sui tavoli. Evoè!

Salvatore Mongiardo

sabato 8 agosto 2015

SISSIZIO DEL PANE VIVO

SISSIZIO DEL PANE VIVO 
 SERRA SAN BRUNO - DOMENICA 23 AGOSTO 2015 - ORE 12.00
SANTA MARIA DEL BOSCO - LAGHETTO DEL SANTO

Care Amiche, cari Amici,
Don Bruno La Rizza, Rettore del Santuario di Santa Maria del Bosco a Serra San Bruno, ci invita nel luogo dove San Bruno di Colonia visse e morì. Quest’invito nasce da una tradizione ancora viva a Spadola, comune vicino a Serra, dove don Bruno La Rizza è parroco. A Spadola, difatti, in occasione della festa del protettore San Nicola, si infornano le vacchette di pane distribuite poi ai fedeli.
La tradizione del Bue di Pane, che noi abbiamo ripreso anni fa leggendola nei libri, si è miracolosamente intrecciata con quella viva di Spadola, e ora la proponiamo in questo Sissizio del pane vivo. Sissizio, che letteralmente significa mangiare insieme, era il banchetto comune istituito da Re Italo, al quale tutti partecipavano portando il cibo che dividevano. I popoli della Calabria di allora, gli Itali, notarono la forza e la pazienza dell’animale che arava il campo per la semina del grano, e lo ringraziavano confezionando pani a forma di bue. Quell’uso non sfuggì a Pitagora che vide nel Bue di Pane il simbolo della fine della violenza e lo offrì in ringraziamento agli Dei per la scoperta del suo teorema. Egli raccomandò di non uccidere il bue perché era aratore. E proibì inoltre di uccidere qualunque animale e di mangiarlo perché se non osi uccidere l’animale, mai ucciderai un uomo.
Di fronte al Laghetto di San Bruno si incontreranno l’antico Bue di Pane, simbolo della fine della violenza, e il Pane Rotondo, simbolo di Cristo nell’eucaristia, e le forme di pane tradizionali o nuove che porterete. Invitiamo a partecipare anche i panificatori e pensiamo di ripetere questo Sissizio ogni anno la seconda domenica dopo Ferragosto.
Il pane è simbolo di ogni cibo e di ogni lavoro che dà sostentamento al corpo, ma è anche nutrimento dell’anima quando si spezza in amicizia con gli altri. Il pane non è mai potere: è vita.
Amica e Amico caro, a qualunque popolo e fede tu appartenga, porta il tuo pane, condividilo con noi! Sediamo insieme alla stessa tavola: mangia il nostro pane, dacci il tuo pane. La tua vita si unirà alla mia vita e sarà la nostra vita.
EVOE’!
Salvatore Mongiardo
+39 348 78 20 212­­­­­­­­­­­­­­­
Nota
Per motivi logistici è opportuno indicarmi l’adesione con il numero di persone che parteciperanno. Grazie.

giovedì 30 luglio 2015

PITAGORA IN OVIDIO

Commento di Marianna La Cava al cap. XV vv. 60 - 478 delle Metamorfosi di Ovidio.
Testo di riferimento: Ovidio Metamorfosi a cura di Nino Scivoletto, edizioni Utet.

Marianna, che ringrazio per il bel commento, è figlia del grande scrittore Mario La Cava ed è docente di tedesco IPSSAR a Pescara. Particolarmente degno di nota è il passo che afferma che non si può uccidere il bue perché aratore.

Dopo aver descritto la mitica origine della città di Crotone, sorta sul tumulo del sacro eroe che le diede il nome, Ovidio inizia a parlarci di un illustre cittadino crotoniate proveniente da Samo, il quale aveva scelto la via dell'esilio per odio verso il regime di Policrate, tiranno dell'isola egea (vv. 60- 62). Ovidio non ci rivela il nome del personaggio, che interviene in prima persona per dare nobili insegnamenti all'umanità, ma in questa figura possiamo riconoscere il filosofo Pitagora e, soprattutto, il mentore del poeta latino, che fa di lui un vaticinor ispirato da Apollo. Il maestro greco espone quindi i principi cardini della sua scienza filosofica, come l'origine del cosmo e le cause dei fenomeni, poi si addentra nel mondo del vegetarianismo ed esorta i mortali a non cibarsi di carne, perché la natura abbonda di così tanti alimenti che non sono disumani ed elargisce a sazietà senza che ci sia scorrimento di sangue (vv. 75-83). Per dissuaderci da abitudini alimentari primitive e per indurci alla riflessione, Pitagora incalza col chiederci se lo strazio delle carni animali non sia paragonabile alle abitudini dei Ciclopi e se la voracità del ventre non si plachi se non con la morte di un altro essere vivente (vv. 91-94). Non era così nei tempi antichi, quando non c'erano insidie né inganni e regnava la pace assoluta (vv. 102-103). L'età dell'oro ebbe fine quando giunse un auctor, quisquis fuit ille, un personaggio, chiunque egli fosse, che invidioso dei banchetti degli dei cominciò ad uccidere non più per legittima difesa (gesto ammissibile, se qualcuno minaccia la nostra vita), ma per il piacere della tavola. Traendo esempio da quello scellerato, l'uomo mise a morte non solo animali resisi colpevoli di recar danno alle colture, come maiali o capri, ma animali del tutto pacifici come le pecore o laboriosi nei campi come i buoi. Chi macella un compagno di lavoro, ammonisce Pitagora, è un ingrato e, come se non bastasse, si macchia di empietà, perché si ciba delle membra di un animale immolato, di cui ha dapprima ispezionato le viscere per conoscere la volontà divina. La vittima sacrificale offerta agli dei assetati di sangue, è senza macchia e talmente bella che è una disgrazia la bellezza, nam placuisse nocet, commenta il Pitagora ovidiano. Tutta adornata di bende, d'oro e delle messi che ha fatto crescere, la vittima assiste ignara al suo martirio con i coltelli che arrossano l'acqua, ma la stirpe umana sappia che sta mangiando le membra dei suoi coltivatori (v. 142).
Attingendo alle sue conoscenze iniziatiche, nei versi seguenti Pitagora espone la teoria della trasformazione di tutte le cose, perché nulla muore e lo spirito passa da un corpo all'altro, dall'umano all'animale o dal bestiale all'umano e mai perisce. A causa della trasmigrazione dell’anima non si deve esercitare la violenza, onde evitare che il sangue si nutra di sangue. Questo ragionamento sarà ripreso a conclusione della sua interpretazione del divenire di tutte le cose.
Tutto scorre e la forma di ogni fenomeno è fluttuante, cuncta fluunt omnisque vagans formatur imago (v. 178), il moto del tempo è inarrestabile come la corrente di un fiume, l'avvicendarsi delle stagioni è simile al succedersi delle quattro fasi dell'età umana, il tempo in compagnia dell'invidiosa vecchiaia divora e consuma tutto ciò che esiste. Quest'eterno divenire è dovuto al cambiamento incessante della forma dei quattro elementi basilari, terra, acqua, aria e fuoco. Il mutamento è anche causa o conseguenza del ribaltamento dei destini dei luoghi, sic totiens versa est fortuna locorum (v. 261). Infatti, osserva Pitagora, si possono trovare conchiglie in luoghi lontani dai mari e terreni aridi e sabbiosi laddove un tempo vi erano paludi. La cosa ancor più sorprendente, afferma il filosofo, è che le acque hanno il potere di cambiare non solo i corpi, ma anche gli animi. Il potere degli elementi è incontrastato sulla vita degli abitanti, che vanno incontro a fame follia distruzione. In realtà, però, la fine di qualcosa è l'inizio di qualcos'altro, poiché la conseguenza del cambiamento è la metamorfosi. Dalla decomposizione di un corpo altri esseri viventi vengono alla luce e questo è palese agli occhi di tutti (vv. 389-390). Taluni poi aggiungono il sensazionale al mondo fenomenico, come la nascita del serpente dalla spina dorsale del corpo umano putrefatto, mentre altri credono nell'origine divina della fenice che rinasce dalle sue ceneri. Di meraviglia in meraviglia Ovidio si serve della dottrina pitagorica per spiegare la nascita e la decadenza delle civiltà passate e preannunciare la grandezza di Roma. L'apoteosi della città eterna, le cui radici risalgono all'antica Troia, sarebbe un discorso improbabile da parte di un ellenico, in patria o in esilio, ma la contraddizione non sussiste, in quanto il filosofo aveva dichiarato di essere stato un troiano in una vita precedente. Ovidio esce dal campo minato dei versi encomiastici al potere augusteo, ponendo fine alle divagazioni con un monito solenne, che Pitagora lancia all'intera umanità: chi uccide un animale, uccide una parte di sé. Partendo dalla premessa che noi oltre ad essere corpo siamo anche anime volanti, il filosofo giunge a sostenere che l’umano può introdursi nel corpo di bestie selvagge o nascondersi in quello di animali domestici (vv 456-462). Di conseguenza dobbiamo rispettare i corpi dei nostri genitori fratelli o parenti che siano e rifiutarci di mangiare le pietanze degne di Tieste, che ignaro si cibò delle membra dei suoi figli. Non abbiamo il diritto di sgozzare capretti e vitellini innocenti come bambini, non abbiamo il diritto di tradire il bue o la pecora che si sono fidati di noi né ingannare con reti e con esche gli abitanti dell'aria e dell'acqua. Se può essere lecito eliminare un animale per legittima difesa, in nessun caso abbiamo ragione a mangiare la loro carne (vv. 463-478) L'alimentazione umana deve essere incruenta, altrimenti si diventa empi o criminali, perché tra sopprimere un animale e uccidere un uomo il passo è breve.


martedì 28 luglio 2015

Padre Nostro: pronuncia in greco moderno


Pronuncia dettatami a Soverato da Padre Giovanni Mattia del Monte Athos l’11 dicembre 2013 e controllata con mia cugina Angelica Soterìu di Atene.
Salvatore Mongiardo

Pàter imòn
O en tis uranìs
Aghiasthìto to onomàsu
Elthèto i vasiliàsu
Ienithìto to thelimàsu
Os en uranò
Ke epì tis ghis
Ton àrton imòn
Ton epiùsion
Dos imìn sìmeron
Ke àfes imìn
Ta ofilìmata imòn
Os ke imìs afìemen
Tis ofilètes imòn
Ke mi isenènghis imàs
Is pirasmòn
Ala rìse imàs
Apò tu ponirù. Amìn.


martedì 14 luglio 2015

SISSIZIO DI SOVERATO 2015

SISSIZIO DELLA LUNA PIENA
SOVERATO, VENERDI’ 31 LUGLIO 2015 ORE 20.30
 PROCLAMAZIONE dell’ANNO UNO dell’EPOCA DELLA DONNA

Care Amiche e Amici,
Ci riuniamo questa sera per salutare la NUOVA EPOCA della storia che vedrà la Donna alla guida del mondo. Finora la storia è stata fatta dai maschi i quali hanno usato la forza necessaria nel passato per lottare contro animali feroci e nemici. La cultura maschilista però è degenerata creando un mondo dominato dalla violenza a tutti i livelli: armamenti, religioni, economia, sesso, criminalità.
Il maschio non ha più la dignità né la capacità di governare il mondo: deve cedere il timone alla Donna, non una donna che imiti il maschio, ma una donna che ripensi a fondo il suo compito, la sua sessualità e maternità come approdo calmo per ogni vivente.
La sera del 31 luglio ci riuniamo nel magnifico giardino di Mimmo Prunestì e famiglia, mentre dall’alto ci guarda la luna piena che vide nascere l’Italia nel Golfo di Squillace. In questo Sissizio, CENA FILOSOFICA RITUALE VEGETARIANA, con la sola esclusione di carne e pesce, vogliamo unire i nostri sforzi per costruire la NUOVA EPOCA portando il Bue di Pane. Le donne degli Itali lo facevano con il primo grano mietuto come ringraziamento al bue che aveva tirato l’aratro per arare il campo. Pitagora vide in quel Bue di Pane il simbolo della fine della violenza e raccomandò di non uccidere mai nessun animale.
La luce della luna piena ci aiuterà a prendere coscienza che i soldati ammazzati in tutte le guerre, le donne bruciate nei roghi dell’Inquisizione, il numero immenso di donne prostituite per mangiare o fatte schiave per il piacere dei maschi, la tragedia degli aborti e delle nascite incontrollate nonché le cifre enormi spese in armamenti sono vergogne che devono finire. E non saranno certo i maschi a farle finire, ma le donne che in ogni nazione guideranno i nuovi governi. Non governi ombra, ma veri GOVERNI LUCE!
La terra di Calabria vide le prime donne della storia sedere come allieve accanto ai maschi nella Scuola di Pitagora a Crotone: di diciassette di loro ci sono giunti i nomi. Oggi la Calabria riprende quella gloriosa tradizione e apre al mondo una nuova pagina di storia.
EVOE’!
Salvatore Mongiardo
+39 348 78 20 212
Per arrivare da Mimmo Prunestì (+39 338 9209802) uscire da Soverato centro verso Catanzaro (SS 106). Poco dopo l’Hotel San Domenico, girare a destra verso il Lido Glauco: dopo pochi metri entrare a destra, cancello blu, Club del Peperoncino.
Divideremo il cibo che porteremo. Si consigliano abbigliamento elegante e pantaloni lunghi. 

lunedì 6 luglio 2015

SISSIZIO DI DAVOLI 4 LUGLIO 2015

PROCLAMAZIONE DELL'ANNO UNO DELL'EPOCA DELLA DONNA COME SIGNORA DELLA STORIA E FINE DELLA VIOLENZA

IL BUE DI PANE PITAGORICO ASSIEME ALLE DUE VACCHETTE DI PANE DELLA PRIMA ITALIA PORTATE DA DON BRUNO LARIZZA DA SPADOLA, COMUNE VICINO A SERRA SAN BRUNO, DOVE QUESTA TRADIZIONE E' OSSERVATA DA MILLENNI ED ERA NATA PER RINGRAZIARE IL BUE CHE AVEVA ARATO IL CAMPO PER LA SEMINA DEL GRANO.



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mercoledì 24 giugno 2015

SISSIZIO 2015

SISSIZIO 2015
Davoli Marina, sabato 4 luglio ore 20, nel giardino dell’Hotel Villa Susy
 PROCLAMAZIONE dell’ANNO UNO dell’EPOCA DELLA DONNA
Care Amiche ed Amici,
Si inaugura oggi una NUOVA EPOCA della storia che, a partire da questo 2015, si aggiunge alla datazione basata sulla nascita di Cristo e indica il primo anno della Donna alla guida del mondo.
Durante il mio recente viaggio in Grecia e Turchia, visitando la Grotta di Pitagora a Samo, la Grotta dell’Apocalisse a Patmos e la casa della Madonna a Efeso, ho preso definitiva coscienza che è giunto il tempo di chiudere l’epoca della violenza e dei conflitti generati dalla cultura maschilista.
Nessuna donna è mai stata boia o guerriero o fondatore di religione o inquisitore o capo delle SS. Sono sempre stati dei maschi, i quali si sono comportati usando la forza che nel passato era necessaria per lottare contro animali feroci o nemici. La cultura maschilista nel tempo è degenerata creando un mondo dominato da armamenti e finanza. Il maschio deve ora cedere il governo del mondo alla Donna.
A questa conclusione ero già arrivato per conto mio, ma la visione - non so chiamarla diversamente- che ho avuto nella Grotta di Pitagora, mi ha mostrato l’arrivo di questo cambiamento. Visitando la Grotta dell’Apocalisse poi, dove San Giovanni dettò a Procoro quest’ultima sua opera, riflettei che l’Apostolo amato da Gesù visse a lungo con la Madonna ed ebbe tempo, nei suoi cento anni di vita, di elaborare a fondo il messaggio di Gesù. Difatti, San Giovanni inizia l’Apocalisse con la Donna vestita di sole e il globo della luna, cioè il tempo, sotto i suoi piedi. E termina con l’Agnello che è adorato vivo sul trono di Dio. In conclusione San Giovanni dice che l’avvento della Donna come Signora della Storia e la fine della violenza vanno insieme.
Esporrò queste considerazioni filosofiche, religiose e storiche nel mio prossimo libro dal titolo Evoè: La Vita Universale. Ma, comunque stiano le cose, in pratica non ne possiamo più di una classe di maschi inconcludenti e rapaci che hanno riempito la storia di lutti e lacrime: è ora di avere le donne alla guida! Non vogliamo più né Alessandro Magno né Cesare né Napoleone né Hitler né Stalin. E non vogliamo nemmeno donne che imitino i maschi. La Donna deve ripensare a fondo il suo compito, la sua sessualità e maternità come approdo felice che calmi ogni vivente e faccia della terra un giardino di serenità.
Con questa proposta il Sissizio cambia aspetto e smette di essere una festa con balli e musiche per assumere la veste di CENA FILOSOFICA RITUALE vegetariana. I sissizi passati furono splendidi e allegri, ma quello che ci aspetta è così grande che vogliamo concentrare i nostri sforzi nel costruire una NUOVA EPOCA.
Spero di vedervi tutti e di vedere molte donne prendere coscienza che i loro figli sono destinati a vivere male se loro non cambieranno il mondo.
Divideremo il cibo che porteremo, in una rinnovata Amicizia propiziata dal Bue di Pane. EVOE’!
Salvatore Mongiardo
+39 348 78 20 212
NOTE
VILLA SUSY si trova in Viale Kennedy 35, la strada parallela alla 106 verso il mare di Davoli Marina. L’amico Franco Monsalina, che ha ospitato gli splendidi sissizi nella Pineta di Sant’Andrea, ha iniziato la gestione dell’Hotel Villa Susy e, per ragioni di praticità, celebriamo questo Sissizio nel territorio di Davoli.
E’ gradito l’abbigliamento elegante e pantaloni lunghi.


A fine luglio un altro Sissizio si terrà a Soverato e ai primi di ottobre a Crotone: per entrambi vi daremo notizia per tempo. 

domenica 21 giugno 2015

DIECI POESIE

Dedicate a mia figlia Gabriella
Queste Dieci Poesie, sono state da me composte a Milano e pubblicate nel 1990.

  
Christine

Negli occhi luminosi senza pianto
Sorge il ricordo dell’antico mattino
Quando, al principio del cosmo,
Ci svegliammo nel tempo
Che trascorre immortale,
E per amore noi ci dividemmo
Fra tutto l’esistente:
Nube della galassia esterna,
Gocce del sangue nostro,
Ramoscello di mirto.
Di luce in luce
Di carne in carne
Di pace in pace
Il nostro grande amore non scompare
Né muore l’onda quando si appiattisce
Per amore di mare.

Gennaio 1988



Amore e mare

Un agguato di stelle
Prepara la sera
Con falce di luna scagliata nel cielo.
Solitaria si abbuia la scogliera
Sopra la mansuetudine d’argento.

La tua vacua follia
Ha svenato il nostro amore:
Afflizione senza rancore
Increspa la mia anima,
Insabbia la mia voglia.

E’ vicina l’estate:
Ignaro mi consola
Una canto di usignolo
Compagno nella notte.

Febbraio 1988



Enzo Tortora

Eri tu l’uomo della stanza accanto
Quel diciassette giugno all’Hotel Plaza.
Rabbrividì l’alba di paura
Al tramestio di armi e di manette.

Io volai sul Mare di Sardegna
Verde, spumeggiante, divino.
Soffiava tra maestro e ponente
Un vento fresco e irruente.

Non ti alzi più nei sentieri del cielo,
Tortora chiusa nella gabbia,
Ti strappano la coda e tarpano le ali
Ma lo scherno fa più rabbia.

Ora le tue ceneri riposano
Tra pagine di vecchia nequizia
Per te non ci sarà giusta giustizia
Finché dura il marcio di Roma.

Maggio 1988



Il mio amico

Alaca, amico fiume,
Ho bisogno di udire la tua voce
Perché in questa sera d’estate
Mi assale un’ansia feroce.

Cammino per le vigne abbandonate
Odora forte il cisto sfiorito
Contro i tuoi massi di granito
L’acqua si infrange e poi si lascia andare.

Avanza la notte piano
Disegna ombre sopra la marina
Mentre sul Jonio lontano
Un calice di luce fa la luna.

Intanto si perde nei prati
Il canto dei grilli spensierati
E il tuo rumore uguale e suadente
Calma un po’ il cuore e la mia mente.

Luglio 1988



Nonna Caterina

Era morbida l’aria del Sud
Nella sera di maggio a Sant’Andrea.
La magnolia infuriava di profumo
E nell’orto cantava il primo chiò.
Miagolava la gatta dietro l’uscio.

Stavo nel letto grande della nonna
Lei accendeva il lumino alla Madonna
Vacillava nel buio la fiammella
Davanti al quadro c’era un giglio bianco.

Sentivo le vicine dai balconi
Chiamarsi con le voci che conservo.
Mi addormentavo con le mani giunte
Venivano sogni felici e leggeri
Mentre pregava sgranando il rosario
Nonna Maria Caterina Ranieri.

Febbraio 1989



Solstizio d’estate

Ventuno giugno comincia l’estate.
Risalgo lungo il greto del torrente
Dove tra i sassi verdeggia il canneto
E lascio il Jonio azzurro e senza fine.

Malinconia mi serpeggia dentro
Perché il giorno ormai diminuisce
A settembre l’estate finisce
E allora saranno uguali
La luce e il buio nei cieli equinoziali.

Il guscio vuoto di una conchiglia
Sballottolato dall’onda sulla riva
Non sa che il sole morente
Accerchiato da rossi bagliori
Ha già iniziato il suo declino a sud.

Giugno 1989




Il telaio

Zia Mariantonia sedeva al telaio
Io giocavo ruotando l’arcolaio.
Con la navetta svolgeva la seta
Tra i fili dell’ordito color rosa:
Tesseva la coperta di una sposa.

Ora suona per lei la campana:
Volano via i colombi dalla torre
Si quietano le cicale sull’olmo
Zittiscono le donne alla fontana.

Quando era in vita e udiva quei rintocchi
La zia diceva: Bisogna aver coraggio,
In questo mondo siamo di passaggio
Tra lacrime, miserie e turbamenti
Ma dopo splenderà sul nostro viso
La gloria dei beati in paradiso.

Settembre 1989



La vacanza di Gabriella

Gabriella è arrivata a porto Cervo.
Dalla terrazza coperta di canne
Guarda le barche che lasciano il porto
E fanno vela verso Caprera.

Sulla spiaggia trova pezzi di corallo
E mi sorride sorpresa e contenta.
Avvampa il mare di turchese e viola
Nei suoi occhi c’è luce di Gallura.

Tra rocce, corbezzoli e ginepri
Soffia il vento della Sardegna
Con canne di organo antico.
Impaurita viene nel mio letto
E poggia sul mio petto
L’oro stupendo dei capelli biondi.

Una mattina ritorna in Inghilterra:
Fiera verso l’aereo si incammina
Nessuna lacrima ha bagnato
La targhetta di minore non accompagnato.

Ottobre 1989



La Chiesa di Campo

La porta è stata chiusa per un anno:
Ora Concetta l’apre cigolando,
Pulisce il pavimento di mattoni
E stende la tovaglia sull’altare.

Nel quadro appeso alla parete bianca
Maria vola sopra gli apostoli
Verso la luce di un mondo lontano.
Vuoto è il suo letto e coperto di rose.

Arrivano le donne dal paese
Per il viottolo che scende sino al fiume
Portano fiori cresciuti sui balconi.

Si è sciolto il sole in polvere d’oro
Sparsa sulle colline tra gli ulivi.
Una civetta dalla finestrella
Guarda stupita le candele accese.

Voci di Magna Grecia antiche e forti
Cantano: Madre, di noi non scordarti
Tu che vai di stelle a coronarti!

Novembre 1989



Le querce di Lipontana

Cantano sotto la cupola dei rami
Di notte i grilli, di giorno le cicale.
Scorre in basso e gorgoglia la fontana
A ottobre i ghiri rosicchiano le ghiande
Sulle querce di Lipontana.

Risuona la campana del paese.
I contadini lasciano la zappa
Pongono all’asino la soma sul basto
Alle donne la sporta sulla testa.
Lungo la via coperta di sassi
Insieme arrivano dalla marina
Alle querce di Lipontana.

Si siedono al fresco dell’ombra
Parlano poco, sono sudati e stanchi
E la salita fino a casa è dura.
Non per la brezza che spira dal Jonio
Ma per pietà si muovono le foglie
Delle querce di Lipontana.

Dicembre 1989