SI’ O NO AL REFERENDUM
SULLA RIFORMA DELLA GIUSTIZIA
Nel 1963 frequentavo il terzo anno della Facoltà di Giurisprudenza
presso l’Università di Messina. Professore di Storia di Diritto Italiano era un
giovane professore venuto da Roma, Manlio Bellomo, giovane e garbato, che notò
la mia presenza alle sue lezioni e mi affidò una pubblicazione da leggere e
presentare agli altri studenti in sua presenza. Il tema era per me nuovo e verteva
su una unicità del diritto penale italiano, nel senso che era solo l’Italia ad
avere una unica carriera per magistrati inquirenti e giudicanti.
L’origine di quella stranezza derivava, secondo quella
pubblicazione, dal diritto della Santa Inquisizione, che aveva sempre un solo
giudice che prima era inquirente, decideva se torturare l’inquisito per
ottenere delle prove, e poi giudicante: una carriera unificata che in Italia
dura ancora oggi.
In seguito a quello studio, tenni gli occhi aperti sull’operato
della Santa Inquisizione che ha inquisito e condannato a morte migliaia di
uomini e donne durante cinque secoli, e molte altre persone furono condannate
al carcere e ad altre dure pene. Nessuno conosce il numero esatto delle vittime
fatte dall’America Latina, all’Europa e in ogni parte del mondo cattolico.
Ricordo che il mio caro professore del Seminario di Squillace, Don Ciccio
Laugelli di Amaroni, diceva al riguardo che la Chiesa aveva fatto distruggere
gli archivi delle varie diocesi sui processi inquisitoriali simile a un gatto,
che prima faceva la cacca e poi cercava di nasconderla con la zampetta.
Nel
tempo ebbi poi la possibilità di leggere una ventina di condanne a morte di
povere donne definite streghe e uomini definiti eretici che cominciavano tutte
così: In nomine Domini nostri Jesu Christi… Si uccidevano persone nel nome di Gesù
Cristo!
Nelle
aspre polemiche cui assistiamo ogni giorno tra fautori del sì o del no alla
riforma proposta dal governo Meloni, nessuno tra i grandi giuristi, esperti,
politici e sapientoni ha tirato fuori questo argomento che dovrebbe essere
visto per quello che è: una stortura medievale che sopravvive solo in Italia.
Pensando
poi alla Santa Inquisizione e alle povere vittime causate dalla Santa
Inquisizione, affermo, a titolo mio personale, che voterò sì alla riforma con un
grande dispiacere: disporre solo di un solo voto, mentre avrei voluto disporne
di un milione per votare sì.
Salvatore Mongiardo
22
febbraio 2026
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