sabato 26 ottobre 2019

La comunione all'ammalata


La comunione all'ammalata

            Era il 1954 ed io avevo tredici anni. Una mattina Padre Ruggiero, nel Collegio dei Padri Redentoristi di Sant'Andrea, mi chiese di accompagnarlo a casa di un'ammalata, che abitava nel rione della Fontanella, in pratica dall'altra parte del paese. Padre Ruggero salì i gradini dell'altare maggiore e, prima di aprire la porticina d'argento del tabernacolo, fece una profonda genuflessione al modo che io già conoscevo. Egli picchiava sodo col ginocchio destro sul marmo, tanto che si sentiva il rumore. Gli avevo chiesto una volta perché mai facesse una genuflessione così profonda davanti al tabernacolo, e il buon Padre, guardandomi con benevolenza mi spiegò: Perché lì dentro, per amore nostro, sta chiuso il figlio del capo! Egli voleva dire che sotto la specie delle ostie, Gesù, figlio di Dio, stava chiuso a disposizione dei fedeli. Dio come capo era un'immagine del Napoletano, da dove il Padre e i suoi confratelli provenivano.
            Padre Ruggiero scostò il velo che ricopriva il tabernacolo, infilò la chiavetta e prese dalla pisside un'ostia, che ripose in una piccola teca, legata a un cordoncino che passò attorno al collo, mentre recitava: O sacrum convivium, in quo Christus sumitur…
Andammo poi per le vie del paese e il Padre non rispondeva alle persone che lo salutavano, mantenendo un atteggiamento compunto e serio. Era segno che portava il sacramento dell'eucaristia e tutta l'attenzione doveva essere riservata al figlio del capo. Arrivammo alla casa della donna, che viveva sola, non lontano dalla casa abitata allora dalla famiglia di Enrico Armogida. La stanza era povera, una vicina aveva acceso una candela e l'anziana ammalata era stesa nel letto. Notai con stupore che una corda era appesa al soffitto e arrivava fin sopra il letto per permettere all'ammalata di afferrarsi, girarsi sul letto e anche alzarsi per i bisogni. Il capo della corda, lucida per il molto uso, terminava con una piccola guaina di cuoio che impediva alla corda di sfilacciarsi.
            Padre Ruggero diede l'ostia alla donna che la prese devotamente in bocca e poi la vicina le diede da bere dell'acqua: si usava sciacquare la bocca dopo la comunione in segno di rispetto della sacra specie. Poi il Padre parlò familiarmente all'ammalata e alla fine si congedò: Se non ci vediamo più, ci vediamo in cìelo. Ai napoletani piace vivere a colori e danno un tocco di colore anche al cielo, che diventa cìelo, come il cuore diventa cùore e perfino la preghiera diventa preghìera.
La donna allargò le mani sulla coperta, e borbottò sottovoce parole andreolesi che il Padre non poteva capire: Fussa pe' mia, starìa supa sta terra puru si aiu u m'acchiappu ara corda. La donna preferiva vivere ammalata con l'aiuto della corda piuttosto che andare nel cìelo di Padre Ruggero. Egli me ne chiese la traduzione, ma io ritenni sconveniente l'affermazione della donna e dissi che lei lo ringraziava di tutto cuore.

Salvatore Mongiardo
25 ottobre 2019

Nessun commento: